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lunedì 29 marzo 2010

Leone egizio


Testa di leone in oro e lapislazzuli dalla tomba del faraone Tutankhamon (XIV sec. a.C.)
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mercoledì 24 marzo 2010

Auguste Preault


Auguste Preault - Le Silence (1842-43)
scultura in gesso dipinto
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lunedì 22 marzo 2010

Tamatori Hime


Nella mitologia giapponese Tamatori Hime è una principessa che ruba al drago, signore degli abissi, una preziosa perla. Nuotando per scappare deve tagliarsi le gambe e nascondere la perla nel suo cuore. Riesce a scappare ma rimane vittima della propria ingordigia, morendo a causa delle ferite auto procuratesi.
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Netsuke Octopus Man


I Netsuke sono piccole sculture di solito in avorio o in legno la cui origine risale probabilmente al XV secolo.
Queste piccole sculture erano forate da due buchi per i quali passava un cordoncino in seta ed erano destinate a fissare alla cintura del kimono la scatoletta delle medicine o la scatola del tabacco o l'astuccio della pipa.
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Ishiguro Masaaki


Ishiguro Masaaki - Tsuka with Tamatori Fighting an Octupus
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Rune Olsen


Rune Olsen - For Everything I Long to Do (2005)
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venerdì 19 marzo 2010

Le ultime epidemie di peste in Europa - Gaetano Zumbo


Gaetano Zumbo - Cere della peste (XVII secolo)
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L'avvento della Rivoluzione industriale a partire dalla fine del XVIII secolo ha generato nel giro di pochi decenni un notevolissimo miglioramento delle condizioni socio-economiche e igienico-sanitarie di gran parte della popolazione dei paesi occidentali, ed ha inoltre assicurato una più regolare produzione agricola, scongiurando le periodiche carestie sempre presenti nei secoli precedenti. Tali fattori hanno quindi determinato a partire dal XIX secolo la scomparsa pressoché totale delle epidemie di peste dallo scenario europeo. Come si può vedere dall'elenco sotto riportato, infatti, soltanto due sono gli ultimi episodi verificatisi nel corso dell'800, e si riferiscono entrambi a realtà che all'epoca non erano ancora state significativamente interessate dalla rivoluzione industriale.
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1666 - Ultima epidemia di peste in Inghilterra (La Grande peste di Londra)
1720 - Ultima epidemia di peste in Francia; si estese principalmente a Marsiglia ma non raggiunse Parigi
1743 - Ultima epidemia di peste nel Nord Italia
1779 - Ultima epidemia di peste nell'Europa centrale (Peste di Vienna)
1816 - Ultima epidemia di peste nel Sud Italia (a Noicattaro in provincia di Bari).
1889 - Ultima epidemia di peste in Russia, principalmente a Mosca
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La peste nel Novecento
1894-1906 - Terza grande pandemia: coinvolge India, Canton, Hong Kong, Taiwan e Giappone. Solo a Canton le vittime furono tra 40.000 e 100.000 con un tasso di mortalità stimato dell'80%. In India le vittime furono 11.000.000. Durante l'epidemia a Taiwan, Alexandre Yersin isola il batterio e crea un siero che si dimostra efficace nel rallentare in modo decisivo la progressione del morbo.
Anni 1920 - Epidemia nel Madagascar. Si verificarono circa 40.000 casi
Anni 1960 - Epidemia in Vietnam. Nel solo 1967 si verificarono nel paese asiatico quasi 6.000 casi.
Le epidemie più recenti si sono avute in India (ottobre 1994), Uganda (novembre 1998), in Namibia (maggio 1999) e nel Malawi (luglio 1999).
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La peste nel XXI secolo
2009 - Il 18 giugno almeno 13 casi di peste bubbonica sono registrati nella Libia orientale. L'epicentro del fenomeno è un villaggio a 30 chilometri da Tobruk, vicino al confine con l'Egitto.
Ad oggi si registrano tra i 1.000 e i 3.000 casi annuali di peste nel mondo, specialmente in Africa e in Asia, ma alcuni focolai vengono saltuariamente segnalati in alcune aree caucasiche e nordamericane (Canada sudoccidentale, Stati Uniti occidentali e meridionali, Messico settentrionale).
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giovedì 11 febbraio 2010

ar-T-ette - Alison Lapper


Alison Lapper - Pregnant (2005)
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martedì 2 febbraio 2010

teschi & teschi - Patricia Piccinini


Patricia Piccinini - Not Quite Animal (2008), bronze
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venerdì 8 gennaio 2010

ore 12:00 - venerdì pesce - Ricky Swallow


Ricky Swallow - Killing time (part.)(2003-2004)
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giovedì 26 novembre 2009

Antonio Canova - Maddalena penitente


Antonio Canova - Maddalena penitente
Hermitage, St. Petersburg
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Una scultura come questa era indubbiamente fra quelle che più indispettivano i neoclassici di stretta osservanza, i rigorosi teorici che continuamente gli rimproveravano di ostinarsi ad inventare invece di rifare l'antico, e ad ispirarsi dal vero. Più ancora, forse, giudicavano troppo tiepida la sua condanna dell'aborrita arte seicentesca: risultava, al contrario, che più volte lo scultore veneto aveva espresso la sua ammirazione per il Bernini ed il Rusconi. E' difficile tracciare discriminazioni di qualsiasi genere nell'opera di un artista, ma appare abbastanza evidente che le sculture canoviane che più rispondono anche al gusto scaltrito dei giorni nostri sono proprio quelle nate in naturale e spontanea conseguenza della tradizione plastica manieristica e barocca. Sembra anzi che le non sempre felici esperienze che lo scultore andava contemporaneamente compiendo in una più rigorosa grammatica classicistica abbiano affinato le sue naturali propensioni sottilmente naturalistiche.
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martedì 24 novembre 2009

Teatro del Silenzio


Igor Mitoraj - scultura raffigurante un volto umano
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Il Teatro del Silenzio è un anfiteatro creato sfruttando la naturale conformazione di una collina nei pressi del paese di Lajatico, in provincia di Pisa.
La costruzione, inaugurata il 27 luglio 2006, è stata eretta per volontà del popolare cantante Andrea Bocelli originario di queste zone.
Secondo l'idea originale, la struttura è nata per essere montata ed ospitare un solo spettacolo l'anno (da qui il nome "Teatro del Silenzio"). La costruzione consta di un "palcoscenico" circolare di alcuni metri di raggio al cui centro campeggia una imponente scultura raffigurante un volto umano eseguita dallo scultore polacco Igor Mitoraj per la scenografia di una Manon Lescaut e donata successivamente dallo scultore alla fondazione del teatro.
A fare da fondale al palco sono stati posti alcuni blocchi di granito.
La platea nei giorni in cui il teatro non è in attività viene completamente smontata e il palco si trasforma in un lago artificiale. Da qui scaturisce la definizione di Teatro del Silenzio più precisamente quel luogo nel territorio del Comune di Lajatico caratterizzato da colline che, con interventi (necessari) di movimenti terra, è stato creato, o meglio simulato, come Teatro naturale così concepito.
Oggi la definizione di Teatro del Silenzio cambia, consolidata la sua esistenze rimane un luogo visitato da molti, che nell’immaginario collettivo risulta il luogo dove Andrea Bocelli si esibisce una volta all’anno.
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lunedì 12 ottobre 2009

Arte e follia: Camille Claudel


Camille Claudel (Villeneuve-sur Fère, Piccardia 1864 - Parigi 1943). Da bambina manifestò aspirazioni ed attitudini inconcepibili per sua madre e per il suo tempo, scoprendo molto presto la sua vocazione per la scultura. Già a 13 anni comincia a modellare le sue prime figure in argilla. Da ragazza Camille legge molto, attingendo alla biblioteca del padre e, per i suoi tempi, accumula, con la sregolata attività dell’adolescenza e dell’isolamento, una cultura eccezionale. A 19 anni, una bellezza prepotente ed un fascino assoluto che riuscì a sconvolgere la vita di Rodin, maestro e amante, di 43 anni. Camille era una delle più promettenti allieve del Maestro e riuscì a conquistare un posto speciale nella vita di Rodin vivendo con lui anni di passione e di lavoro comune. Nel 1893 la rottura con Rodin che si rifiuta di sposarla. Aveva voluto seguire la sua vocazione d’artista, aveva amato fuori dagli schemi prestabiliti ed ora, a trent’anni, tutto crollava. Contro ogni convenzione e pregiudizio si ritrova sola, delusa, non abbastanza stimata e considerata, come avrebbe voluto essere in rapporto al suo genio. Il profondo rancore verso Rodin le invase il cuore e la mente. Cominciò a soffrire di ossessioni. Era chiaramente il segnale di una grave forma di depressione con manie di persecuzione. Ormai costretta a vivere in ristrettezze economiche si chiuse nel suo atelier, si isolò e visse in povertà tra gatti, ragnatele e marmi. Completò le sue opere e le distrusse a colpi di martello. Vere e proprie “esecuzioni”, come lei stessa le definì. Nel 1911 lo stato di salute di Camille si aggravò e per volontà dei familiari e soprattutto della madre che firmò la carta per farla interdire, venne internata nell’Ospedale psichiatrico di Ville-Evrard. Resterà rinchiusa per trent’anni d’internamento, alternando periodi di lucidità e follia. Nel 1943, all’età di 79 anni, morì. Nessuno, nemmeno il fratello, partecipò al suo funerale.
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lunedì 5 ottobre 2009

Sirena di Canosa


Sirena di Canosa (Magna Grecia) (IV sec. a.C.)
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martedì 15 settembre 2009

Le prove di Psiche


Antonio Canova - Amore e Psiche (1793)
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La prima prova
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La trasformazione della percezione sensoriale in percezione critica richiede un incremento di energia mentale che si traduce in pazienza, perseveranza e metodo. Alla bellissima Psiche viene chiesto di separare i vari tipi di legumi contenuti in un vaso e di raggrupparli per seme. Impresa impossibile, ma in suo aiuto giunge un esercito di formiche.
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E così dicendo le si precipitò addosso e cominciò a lacerarle in mille brandelli la veste, a strapparle i capelli, a scuoterla per il capo, a colpirla furiosamente. "Poi si fece portare dei chicchi di frumento, d’orzo, di miglio, semi di papavero, ceci, lenticchie e fave, le mescolò, ne fece un gran mucchio e le disse: ‘Sei una schiava così brutta che a me pare tu non possa farti in alcun modo degli amanti, se non a prezzo di un diligente servizio. Perciò voglio mettere alla prova la tua abilità: dividi tutti questi semi, sceglili ad uno ad uno e fanne tanti mucchietti, in bell’ordine. Prima dì sera verrò a controllare che il lavoro sia stato eseguito.’ E lasciatala davanti a quel gran mucchio di semi se ne andò a un pranzo di nozze. "Psiche non ci provò nemmeno a metter mano in quel confuso, inestricabile cumulo ma costernata dall’enormità di quell’ordine se ne rimase in silenzio come imbambolata. Allora quel piccolo animaluccio dei campi, la formicuccia, che ben sapeva quanto difficile fosse un lavoro del genere, provò compassione per la compagna del grande Cupido e condannò la crudeltà della suocera. Cosi cominciò a darsi da fare, su e giù, chiamando a raccolta, dai dintorni, tutto il popolo delle formiche: ‘Correte, agili figlie della terra feconda correte e date una mano, presto, a una leggiadra fanciulla in pericolo, la sposa di Amore!’ E quelle accorsero tutte, a ondate, minuscolo popolo a sei piedi, e lavorando con uno zelo mai visto, chicco dopo chicco, disfecero tutto il cumulo, separarono i semi, li distribuirono in mucchi secondo la qualità e poi, in un batter d’occhio, disparvero.
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La seconda prova
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La seconda prova richiede l'evoluzione della percezione critica in valutazione razionale delle evidenze visibili ed invisibili, palesi ed occulte. In aiuto di Psiche giunge la "canna" che osserva immobile la vera natura delle cose e degli "uomini".
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"S’avviò di buon grado Psiche non già per eseguire quell’ordine ma per trovare rimedio ai suoi triboli precipitandosi da una rupe giù nel fiume; ma dalla sponda una verde canna, di quelle da cui si posson trarre le melodie più soavi, quasi fosse ispirata da un dio, così le parlò nel lieve murmure della brezza leggera: "’Oh, Psiche, afflitta da tante pene, non profanare le mie acque sacre con la tua morte miseranda e non avvicinarti, ora, a quelle terribili e selvagge pecore, perché la vampa ardente del sole le rende ferocissime e con le loro corna aguzze e con le loro fronti dure come il macigno, talvolta addirittura con morsi velenosi, esse s’avventano sugli uomini per ucciderli. Intanto fin ché il sole del meriggio non avrà mitigato il suo ardore e le pecore non si saranno ammansite alla fresca brezza che sale dal fiume, tu puoi nasconderti a bell’agio sotto quel grande platano che, insieme con me beve alla stessa corrente. Quando le pecore si saranno quietate, allora recati nel bosco vicino e scuoti le fronde e troverai la lana d’oro rimasta attaccata qua e là nell’intrico dei rami.’
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"Così quell’umile canna umanamente indicava alla povera Psiche la via della salvezza e questa non si pentì di averle dato ascolto né indugiò a seguire a puntino ogni istruzione, tanto che le fu facile compiere il furto e tornare da Venere addirittura con il grembo colmo di soffice lana d’oro.
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La terza prova
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La trasformazione della percezione razionale in percezione intuitiva richiede la determinazione mentale di risalire alla fonte della conoscenza che si trova sulle vette delle montagne. Psiche inizia la scalata e in suo aiuto giunge un'aquila che le riempie l'ampolla della conoscenza dei saggi.
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"Ma nemmeno questa seconda prova, così rischiosa per giunta, le valse a cattivarsi il favore della sua padrona la quale, aggrottando la fronte e sorridendo amaro così le disse: ‘Non è che io non sappia chi sia stato l’autore furfantesco anche di questa impresa, ma voglio metterti ancora alla prova, proprio per vedere se hai veramente tanta forza d’animo e tanta saggezza. Vedi lassù la cima a strapiombo di quell’altissimo monte? Là c’è una sorgente le cui acque cupe scorrendo giù nel fondo di una valle vicina vanno a finire nella palude Stigia e alimentano le vorticose correnti di Cocito. Voglio che tu vada là in cima, proprio dov’è la sorgente, e che mi rechi all’istante, in questa piccola anfora, un po’ di quell’acqua gelida’ e così dicendo non senza minacciarla di pene ancora più gravi, le consegnò un’ampolla di levigato cristallo.
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La quarta prova
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La trasformazione della percezione intuitiva in percezione cognitiva, astratta e simbolica, richiede infine una profonda immersione nel sottosuolo, metafora dell'esplorazione del subconscio realizzato da Proserpina nel suo viaggio all'inferno. Psiche deve prelevare a Proserpina almeno una parte della sua conoscenza per poter sperare di superare la quarta prova e in suo aiuto giunge la "torre".
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XVII "Allora Psiche comprese che per lei era davvero finita e si rese chiaramente conto che ormai la si voleva mandare a morte sicura. C’era, infatti, da dubitarne dal momento che la si costringeva a recarsi con i suoi piedi al Tartaro, nel mondo dei morti? Senza indugiare oltre salì allora su una altissima torre per gettarsi di lassù a capofitto pensando che questo fosse il modo migliore e più spedito per giungere agli Inferi. Ma la torre improvvisamente parlò: ‘Perché, disgraziata, vuoi ucciderti, buttandoti giù? Perché dinnanzi a quest’ultimo rischio, a quest’ultima prova vuoi darti subito per vinta? Una volta che il tuo spirito sarà separato dal corpo andrai, sì, in fondo al Tartaro, certamente, ma di laggiù in alcun modo potrai tornare.
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"’Ascoltami: poco lontano di qui c’è Sparta, la celebre città della Acaia; cerca il promontorio del Tenaro che non le è distante anche se situato un po’ fuori mano. Lì c’è l’imboccatura che porta all’inferno e attraverso le sue porte spalancate si vede l’inaccessibile strada. Tu varca la soglia e mettiti in cammino seguendo quella burella e arriverai diritto alla reggia di Plutone. Non dovrai tuttavia inoltrarti in quelle tenebre a mani vuote ma recherai due ciambelle d’orzo impastate con vino e miele, una per mano, e due monete in bocca. Percorrerai un buon tratto di quella strada che porta alla morte e incontrerai un asino zoppo carico di legna e un asinaio zoppo anche lui che ti pregherà di raccattargli alcuni rami caduti dal suo fascio; ma tu non ascoltarlo, passa oltre in silenzio. "’Poco dopo arriverai al fiume dei morti a cui sta a guardia Caronte il quale per traghettare sulla sua barca rattoppata quelli che vanno all’altra riva si fa pagare il pedaggio. Come vedi anche fra i morti esiste l’avidità di denaro e nemmeno il famoso Caronte, né lo stesso padre Dite, un dio così potente, fanno mai nulla gratis e un pover’uomo quando muore deve procurarsi il prezzo del viaggio e se per caso non ha il denaro lì pronto nella mano non gli danno neanche il permesso di morire. "’A quel sordido vecchio darai per il pedaggio una delle monete che hai portato con te, ma lascia che sia egli stesso, con le sue mani, a prenderla dalla tua bocca. Inoltre, mentre traverserai quella pigra corrente un vecchio morto dal pelo dell’acqua solleverà verso di te le putride mani e ti supplicherà di accoglierlo nella barca, ma tu non lasciarti piegare da una pietà che non ti è consentita.
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"’Attraversato il fiume, poco più oltre, delle vecchie intente a tessere una tela ti pregheranno di dar loro una mano, ma tu non farlo, non toccare quella tela, perché è un’insidia di Venere, come tutto il resto, per farti cadere dalla mano una delle due ciambelle. Non credere che perdere una focaccia sia cosa da poco conto: basterebbe questo, infatti, per non rivedere mai più la luce. Perché c’è un cane gigantesco, con tre teste enormi, mostro terribile, smisurato, che con le sue fauci spalancate latra contro i morti ai quali però, ormai, non può fare alcun male; egli cerca inutilmente di spaventarli e intanto eternamente veglia davanti alla porta e agli oscuri antri di Proserpina, custode della vuota dimora di Dite. "’Tu tienilo a bada gettandogli una delle due ciambelle; così potrai facilmente passare e giungere fino a Proserpina che ti accoglierà con cortesia e con benevolenza e ti inviterà a sedere a tuo agio e a consumare un lauto pasto. "’Tu però siederai per terra e chiederai soltanto un tozzo di pane e mangerai di quello, poi le dirai il motivo della tua venuta e preso quanto ti verrà dato, tornerai indietro, placherai la ferocia del cane con l’altra ciambella, darai all’avaro nocchiero la monetina che avrai conservato e, oltrepassato nuovamente il fiume, ricalcherai le tue orme per rivedere questo nostro cielo con il suo coro di stelle. "’Ma soprattutto ti raccomando una cosa: non aprire la scatola che porterai con te, non guardare dentro, non essere curiosa, non curarti di quel tesoro di divina bellezza che essa nasconde.’
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"Così quella torre provvidenziale assolse il suo profetico incarico e Psiche non indugiò, raggiunse il promontorio del Tenaro, prese con sé le monete e le ciambelle secondo le istruzioni ricevute, discese lungo la strada infernale, oltrepassò senza dir parola l’asinaio zoppo, diede al nocchiero la moneta per il traghetto, fu sorda al desiderio del morto che galleggiava, non si curò delle insidiose preghiere delle tessitrici, placò con la ciambella la rabbia spaventosa del cane e, infine, giunse alla dimora di Proserpina. "Qui rifiutò il morbido sedile e il cibo squisito che l’ospite le offerse ma sedette umilmente ai suoi piedi si contentò di un pane scuro, poi riferì l’ambasciata di Venere. "E senza indugio prese la scatola, in gran segreto riempita e sigillata, fece tacere le bocche latranti del cane con l’inganno della seconda ciambella, consegnò al nocchiero la moneta che le era rimasta e risalì dall’inferno con passo assai più leggero. "Ma dopo aver rivista e adorata questa candida luce, benché avesse fretta di portare a buon fine il suo mandato, fu assalita da un’imprudente curiosità: ‘Sono proprio una sciocca’ si disse: ‘porto con me la divina bellezza e non ne prendo nemmeno un pocolino, non foss’altro per piacere di più al mio bellissimo amante’ e, detto fatto, aprì la scatola.
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"Ma dentro non v’era nulla, nessuna bellezza, ma solo del sonno, un letargo di morte che s’impadronì di lei non appena ella sollevò il coperchio e che si diffuse per tutte le sue membra in una pesante nebbia di sopore facendola cadere addormentata proprio dove si trovava, là sul sentiero. "E Psiche giacque immobile nel suo sonno profondo, come morta."
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venerdì 24 luglio 2009

Crocifissi e frittate


Crocifisso - Donatello
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Crocifissi e frittate


Crocifisso - Brunelleschi
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Donato de’ Bardi detto Donatello, giovanissimo fu messo dal padre a bottega da un’orefice, iniziando così l’apprendimento di quell’arte, che lo avrebbe portato a diventare uno tra i più grandi scultori della storia. Allievo del Ghiberti, oppose alla tradizione gotica una scelta realistica, concorrendo con Brunelleschi e Masaccio al rinnovamento dell’arte fiorentina e diventando modello di cultura rinascimentale.
Da “Le Vite” del Vasari una curiosa vicenda artistico gastronomica che vide protagonisti Donatelo e Brunelleschi.
Donatello, dopo aver realizzato con straordinaria fatica un crocefisso in legno per la chiesa di Santo Croce, parendogli di avere fatto una cosa rarissima la mostrò al suo amico Filippo per averne un parere. Il Brunelleschi, aspettandosi un capolavoro, come lo vide sorrise e rispose: “che gli pareva che egli avesse messo in croce un contadino e non un corpo simile a Gesù Cristo…”. Donatello, deluso da quel giudizio, esclamò impermalito: “Se così facile fusse fare come giudicare il mio Cristo ti parrebbe Cristo, e non un contadino: però piglia del legno e pruova a farne uno ancor tu”. Filippo tornato a casa, mise mano segretamente ad un crocefisso, e quando ebbe finito l’opera, quattro mesi più tardi, invitò Donatello a desinare a casa sua. Mentre si avviavano a mangiare, dopo aver comprato alcune cose al mercato, Brunelleschi disse all’amico, ponendogli nel grembiule uova, formaggio e altre libagioni: “aviati con queste cose a casa, e lì aspettami, che io ne vengo or ora”. Donatello, entrando nell’abitazione, vide il crocefisso di Filippo. Era così perfetto che per lo stupore aprì le mani facendo cadere tutte le libagiani dal grembiule. Brunelleschi, appena arrivato, assistendo alla scena esclamò: “Che disegno è il tuo, Donato? Che desinaremo noi avendo tu versato ogni cosa?” Donatello mormorò: “Io per me ho per istamani avuta la parte mia, se tu vuoi la tua, pigliatela. Ma non più, a te è conceduto fare i Cristi, et a me i contadini”
Dalla storia a un consiglio gastronomico: Le uova per le frittate non è bene frullarle troppo: disfatele in una scodella con la forchetta e al momento in cui vedrete le chiare sciolte e mischiate col tuorlo, smettete.
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