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lunedì 8 marzo 2010

Rosso pompeiano


Pompei, affresco con maschere dionisiache
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"Rosso pompeiano” evoca nell’immaginario collettivo la pittura antica. Il caratteristico colore rosso si otteneva con il cinabro (terra con vari ossidi di ferro) ed in origine era usato con estrema parsimonia. Successivamente, in epoca romana, veniva invece dato su intere pareti come ostentazione (i soliti romani).
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mercoledì 3 marzo 2010

Totentanz - Andrea Orcagna


Andrea Orcagna - Trionfo della morte (particolare)(14mo sec.)
Santa Croce, Firenze
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Totentanz (in italiano Danza della morte) è una danza macabra per pianoforte e orchestra composta tra il 1834 e il 1859 da Franz Liszt.
Il brano, meno conosciuto dei concerti per pianoforte e orchestra, non ha avuto molte esecuzioni se non di recente non solo per le impervie difficoltà tecniche; nel nostro tempo è stato riportato all'attenzione del grande pubblico da Arturo Benedetti Michelangeli che probabilmente ne comprese la grandezza al di là delle numerose classiche accuse mosse alla musica di Liszt ed in particolare a questa opera, definita non di rado gotica o comunque esagerata nella sua drammaticità. Ha avuto un tempo di gestazione lunghissimo, 25 anni, ed è una parafrasi sulla sequenza gregoriana del Dies Irae, brano a cui si è anche ispirato il compositore francese Hector Berlioz per il finale dalla sua Sinfonia fantastica (Sogno di una notte di sabba); tra i due pezzi è possibile trovare molte similitudini, la quale viene utilizzata come tale, ma anche raffinatamente modificata.
Pare certa l'ispirazione del brano ai dipinti Trionfo della Morte del Camposanto di Pisa attribuiti all'Orcagna.
Ecco due note di Piero Rattalino sull'opera:
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Musicalmente, la trovata davvero geniale consiste nella creazione del secondo tema (perciò si tratta non di variazioni ma di parafrasi), secondo tema i cui tre primi suoni sono identici ai primi tre del primo tema: l'affinità e la novità si bilanciano in modo miracoloso e la struttura acquista insieme una coerenza ed una varietà che fanno del Totentanz una delle maggiori invenzioni formali della musica romantica.
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(Piero Rattalino, Il concerto per pianoforte e orchestra, Giunti Ricordi, Milano 1988)
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Oggi le esecuzioni non sono infrequenti, ma in genere non si è ancora riconosciuta in tutta la sua portata la grandezza di questo capolavoro che nel panorama della musica per pianoforte e orchestra ha ben pochi paragoni
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(come sopra)
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lunedì 22 febbraio 2010

venerdì 22 gennaio 2010

ar-T-ette - Iside


Iside che allatta Horus - Pittura murale, epoca romana, Karanis, Fayyum
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lunedì 18 gennaio 2010

Simone Martini


Simone Martini - Investitura di San Martino (dettaglio dei musici)(ca.1317)
Affresco Basilica inferiore di Assisi
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venerdì 15 gennaio 2010

Friedrich Nietzsche - Giotto


Giotto Ambrogio di Bondone
Cielo stellato della cappella degli Scrovegni a Padova (c. 1304)
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Io vi dico:
bisogna avere in sé ancora il caos, per partorire una stella danzante.
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Da Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche
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martedì 15 dicembre 2009

L'Incontro dei tre vivi e dei tre morti


Basilica di Santa Maria Assunta, o Duomo di Atri
Incontro dei 3 vivi e dei 3 morti - Scuola italo-francese, 1260 circa
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Ci troviamo nel Duomo di Atri. All'angolo tra la parete sinistra del coro e la parete di fondo della navata sinistra, si trova un singolare affresco, di cui non esistono molte versioni in Italia, soprattutto nel Medioevo: L'Incontro dei tre vivi e dei tre morti. Non è una danza macabra, ma è un episodio che si ritrova frequentemente nella letteratura francese (addirittura rientra anche nei racconti di alcuni santi) e anche in quella italiana (specialmente quella bolognese). Proprio perché questo episodio faccia parte della letteratura francese fa pensare che l'autore venga dalla Francia; inoltre anche la datazione, 1260 circa (che ne fa anche l'affresco più antico della chiesa), accredita l'attribuzione ad un pittore francese, visto che proprio in quegli anni comincia la diffusione di questo tema, ma solo in Francia (in Italia arriverà un po' più tardi).
L'affresco si può dividere in due parti, la parte terrena e quella con i morti; nella prima parte, a destra, vi sono un albero, i cavalli dei tre cavalieri, i paggi e infine i tre cavalieri, vestiti con abiti molto preziosi (e che testimoniano la loro nobiltà), spaventati e atteriti alla vista di quello che hanno visto e che è rappresentato nella parte sinistra dell'affresco: i morti che si risvegliano. Tre scheletri, con un sottile strato di pelle, si sono risvegliati e stanno sghignazzando: i primi due sono già in piedi, il terzo è ancora dentro la tomba ma sta per uscire (all'estrema sinistra).
L'affresco è contenuto in una cornice affrescata dello stesso periodo e autore: interessante la cornice della parte alta, che è la più ampia, dove vi sono molte decorazioni geometriche e vegetali. Sopra i tre cavalieri, c'è una scritta in caratteri gotici maiuscolo, di cui però solo la prima parte si è conservata ed è leggibile perfettamente: Nox (?) quae liquescit gloria sublimis mundi...., che tradotto in italiano vuol dire E la notte svanisce: la gloria del mondo..., evidente allusione (forse) alla vittoria della morte sulla vita, che è anche il tema principale dell'affresco: gli uomini (i tre cavalieri) sono atteriti alla vista dei morti, ma non potranno fuggire da essa.
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martedì 27 ottobre 2009

arte egizia


cane nell'arte egizia
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giovedì 23 luglio 2009

La scala del paradiso


La scala del Paradiso di San Giovanni Climaco, Monastero di Santa Caterina, Egitto
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San Giovanni Climaco (Ἰωάννης τῆς Κλίμακος ca. 575 – ca. 650), conosciuto anche come Giovanni della Scala, fu un monaco cristiano del monastero del monte Sinai vissuto nel VII sec.
Scrisse un gran numero di libri dottrinali, tra i quali spicca il "Klimax tou Paradeisou" (Scala del Paradiso). Il Klimax descrive il metodo con cui riuscire a innalzare la propria anima a Dio, utilizzando la metafora della Scala. Il libro enuclea le principali virtù e i principali difetti della vita monacale, individuando nell'assenza di passioni e nella pratica della Preghiera del Cuore, l'essenza della beatitudine mistica cristiana. Vi sono trenta gradini da superare, che corrispondono all'età di Gesù dalla sua nascita al battesimo nel Giordano. Vi sono numerose icone che riprendono allegoricamente tale percorso, figurando persone che salgono tale scala: alla fine di questa c'è Gesù che accoglie chi riesce a giungere all'ultimo gradino, mentre nel mezzo vi sono figure di angeli e diavoli che cercano rispettivamente di aiutare i cristiani nel loro cammino o di farli scivolare giù, indipendentemente da quale gradino loro siano arrivati. Questo libro, che già nell'antichità ebbe un grande successo e fu tradotto in latino, siriaco, armeno, arabo, slavo, è uno dei più letti tra i Cristiani ortodossi.
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