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martedì 30 marzo 2010

Uganda - Idi Amin Dada

Idi Amin Dada e la sua miriade di medaglie e decorazioni di origine misteriosa

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Idi Amin Dada (grande ammiratore di Hitler), nasce come militare nel corpo d'elite dei fucilieri africani di sua maestà. Come sottufficiale, si distinse (anche per ferocia) nella repressione della rivolta dei mau-mau in Kenya ('52-'56), producendosi in una terrificante serie di persecuzioni, torture ed eliminazioni. Si ritrovò così generale, e quando la Gran Bretagna dovette lasciare l'Uganda, fu proprio Londra a sponsorizzarne l' ascesa presso il primo presidente indipendente, Milton Obote. Dopo un periodo di diffidente ma obbligata convivenza, il colpo di stato.
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E' il gennaio del 1971, Obote parte per un vertice del Commonwealth a Singapore, e Imi Amin Dada prende il potere. Sotto gli occhi compiacenti dell'Occidente, che vedeva nel deposto leader un uomo troppo vicino al comunismo internazionale. Ancor oggi, molti storici sostengono che proprio da Londra e Washington venne l'appoggio decisivo per la sua ascesa al potere.
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Da allora ci furono otto anni abbondanti di orgia di sangue, di disastri economici, di proclami assurdi quanto demagogici, culminati con la folle decisione di invadere la Tanzania. Le cui truppe, pochi mesi dopo, lo spazzarono via raggiungendo la capitale Kampala.
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Anni in cui attorno al suo nome si moltiplicarono le voci, mai dimostrate, ma sempre insistenti, sulle più diverse atrocità. Si dice che gettasse i resti dei cadaveri dei suoi principali oppositori ai coccodrilli nel lago Vittoria, che conservasse i crani degli stessi nei suoi frigoriferi, che si cibasse delle loro carni. Il primo a parlare del dittatore "cannibale" fu Henry Kyemba, suo segretario particolare e ministro della sanità.
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Leggende? Può darsi. Ciò che è certo sono i migliaia di cadaveri di oppositori rinvenuti senza testicoli, o labbra, o occhi, o nasi. Come è certo che espropriò ("me l'ha chiesto Dio in sogno", questa la sua spiegazione), circa 70.000 asiatici, soprattutto indiani e pachistani, che prima del suo putsch gestivano di fatto il commercio del paese. E ridistribuì il tutto fra amici e soldati, che dilapidarono ogni bene in pochissimo tempo.E sicuri sono gli effetti clowneschi tra un massacro e l'altro: come quando il Kenya (nei cui confronti aveva insensate pretese territoriali) decretò l'embargo petrolifero. E lui girava in bicicletta. O quando all'assemblea generale dell'Onu parlò nel suo dialetto, il luganda, rifiutando, proprio lui che aveva avuto tutto dagli inglesi, il "colonialistico" inglese.
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Ma per la tormentata Africa, Imi Amin Dada diventò alla fine una mina vagante: nel 1975, nel pieno del suo potere, diventa presidente di turno dell'Oua (Organizzazione per l'unità Africana) e dichiara l'immediata volontà di attaccare il Sudafrica razzista; l'anno dopo aiuta in tutti i modi i terroristi filopalestinesi che avevano dirottato un aereo dall'Air France ad Entebbe, l'aeroporto internazionale di Kampala.
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Quindi, quando le assi del potere cominciano a scricchiolare, il tentativo di invasione della Tanzania. E' ultimo colpo disperato, alla cieca. Poi viene spazzato via. Per diventare da esule, l'ospite di "fratelli" musulmani come il leader libico Gheddafi, quello iracheno Saddam Hussein e infine, da 10 anni, dei principi dell'Arabia Saudita.
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Le sue vittime sono stimate intorno alle 300.000. Idi Amin Dada muore a circa 80 anni in Arabia Saudita portando con sè i misteri e gli incubi di una delle tirannie più spietate del continente.
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venerdì 26 marzo 2010

Chico Mendes


Nacque nel 1944 al Seringal Cachoeira, in Acre, da una famiglia di discendenti di raccoglitori di caucciu'. Fin da giovane si interesso' a far valere i diritti alle loro terre degli estrattori di gomma. Nel 1970 il piano di integrazione nazionale (PNI), un ambizioso piano del governo per domare l'Amazzonia , attrasse costruttori, allevatori di bestiame, compagnie di legname e coloni in Acre. Nel 1975, Chico Mendes organizzo' un sindacato di lavoratori rurali per difendersi dalle violente intimidazioni e dalle occupazioni della terra praticati dai nuovi arrivati che stavano distruggendo la foresta e quindi togliendo ai lavoratori rurali i loro mezzi di sostentamento.
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Mendes organizzo' numerosi gruppi di lavoratori rurali per formare blocchi umani non violenti intorno alle aree di foresta minacciate dalla distruzione e presto attrasse la collera dei costruttori, abituati a risolvere gli intoppi sia grazie a politicanti corrotti sia assoldando pistoleri per eliminare gli ostacoli umani. Queste azioni di contrasto salvarono effettivamente migliaia di ettari di foresta, dichiarati reservas extrativistas dove lavoratori rurali poterono continuare a raccogliere e lavorare il lattice di gomma e a raccogliere frutti , noci e fibre vegetali.
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L'interesse internazionale si concentro' su Mendes come difensore della foresta, ma il suo ruolo come leader lo fece anche diventare l'obiettivo degli oppositori frustrati ed infuriati. Nei primi giorni di dicembre 1988, si attivo' per far divenire il suo paese natale, il Serigal Cachoeira, una riserva estrattivista, sfidando il proprietario terriero ed allevatore locale, Darly Alves da Silva, che reclamava la proprieta' della terra. Il 22 dicembre, Chico Mendes che aveva ricevuto diverse minacce di morte lascio' per pochi istanti la sua guardia del corpo. Fu colpito a breve distanza nella veranda posteriore della sua casa da colpi partiti dai cespugli e mori' subito dopo.
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Per almeno due anni, ci furono diverse speculazioni sugli assassini; nonostante fossero ben noti, furono considerati fuori dalla portata legale per le loro connessioni con influenti proprietari terrieri e figure ufficiali corrotte della regione - un compromesso comune nelle terre di frontiera del Brasile. Forti pressioni nazionali ed internazionali riuscirono a far arrivare il caso in tribunale. Nel dicembre del 1990, Darly Alves da Silva ricevette una condanna a 19 anni di prigione per essere stato il mandante dell'omicidio; suo figlio, Darci, ricevette la stessa condanna per esserne stato l'esecutore materiale.
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I lavoratori rurali , l'opinione mondiale e il governo brasiliano, che necessitava di mostrare ai brasiliani ed al resto del mondo un minimo di controllo sulla regione amazzonica, ottennero ampia soddisfazione dal verdetto. Ma quando i media spostarono i loro riflettori, gli omicidi continuarono. Dagli ultimi anni del '70, di centinaia di omicidi di leaders sindacali e protestanti per i diritti della terra, l'unico che fu investigato completamente e porto' ad una condanna fu quello di Chico Mendes.La condanna a Darly Alves da Silva fu annullata nel febbraio del 1992 a Rio Branco dalla corte d'appello statale.
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mercoledì 24 marzo 2010

Gli squadroni della morte - Brasile


Ho dieci anni. Sono lontano da casa. Dormo in uno shopping center della città. Di notte, attorno a mezzanotte, la polizia militare viene e ci porta dentro... Ci picchia, ci fa mangiare scarafaggi ed escrementi, ci butta addosso dell'acqua bollente, ci picchia con dei bastoni sulla testa e ci fa ogni tipo di cosa...
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E' molto difficile oggi stimare il numero dei bambini di strada nel mondo: si parla di 100-150 milioni, ma potrebbero essere molti di più.
Alcuni lavorano in strada ma vivono per lo più in famiglia, altri tornano a casa occasionalmente e molti altri non hanno più legami con la loro famiglia da anni perché ne sono fuggiti, sono stati abbandonati o sono rimasti orfani.
I meninos de rua sono uno dei tanti drammatici e contradditori aspetti del Brasile di oggi e del grave problema, ormai diffuso un po' in tutto il mondo del "maltrattamento" e dei soprusi perpetrati nei confronti dei minori. In Brasile ci sono circa 36 milioni di bambini che si dibattono nella povertà; di questi 7 milioni sono 'meninos de rua'.
Non hanno casa, non hanno famiglia, non hanno diritti. Sono un disturbo per la società, che ne ha paura. Dormono per le strade di Rio, sotto i ponti dei raccordi di cui è piena questa immensa città, negli angoli più bui. Giocano con un pallone di pezza a Copacabana. Scappano quando vedono qualche poliziotto. Sono bambini che hanno anche solo 5-6 anni e quasi tutti lavorano per sopravvivere o chiedono l'elemosina.
Sniffano colla per attenuare i crampi della fame, commettono piccoli furti, si prostituiscono. Diventano facile preda della delinquenza organizzata, di narcotrafficanti senza scrupoli, che li cerca e li assolda con facili promesse.
Una crudele risposta a tale degradazione è stata la costituzione dei cosiddetti "squadroni della morte". Queste formazioni paramilitari sono assoldate e sostenute quasi sempre dai negozianti o dalle compagnie (per esempio quella dei Trasporti di Rio), preoccupate di difendere la propria sicurezza e mantenere l’ordine. I “justiceiros” hanno iniziato a sostituirsi allo Stato sin dal 1950.
Ne fanno parte poliziotti, ex poliziotti, o killer professionisti. Una specie di servizio pubblico, parole loro, tanto che qualcuno lavora per soldi e qualcun altro lo fa solo "per rendere un favore alla società", come ha detto Silvio Cunha, presidente dell'Associazione dei Commercianti di Rio.
Per essere giustiziati non c'è bisogno di essere coinvolti nel narcotraffico. Basta commettere un furto, non pagare il biglietto dell'autobus, rispondere male ad un poliziotto ed ostacolarlo nel suo lavoro, per essere freddati per strada. Alle volte si è prima costretti ad ingerire veleno per topi, poi si è torturati o violentati, e gettati nelle discariche o fatti a pezzi per evitare di essere identificati.
Si calcolano 12 omicidi al giorno.
Anche i poliziotti che non "lavorano" negli squadroni, ma ad esempio fanno parte del gruppo dei “Cavalieri Neri” con alcuni agenti penitenziari, usano gli stessi metodi. L'unica differenza è che non sparano alla testa, una specie di marchio di fabbrica dei “justiceiros”.
Un altro bersaglio privilegiato degli squadroni della morte sono i contadini del movimento Sem Terra, i senza terra. Questo movimento fondato negli anni Ottanta, sostiene oltre 57mila famiglie che hanno occupato terre incoltivate in 23 stati. Negli ultimi 10 anni sono stati uccise oltre mille persone dagli squadristi della morte, spesso assoldati dai latifondisti. Anche in questi casi la connivenza della polizia militare con gli assassini è palese. Anzi, spesso la stessa polizia diviene il braccio armato degli squadristi. Come accadde il 17 aprile 1996 nello stato di Pará, quando la polizia uccise 19 contadini appartenente ai Sem Terra mentre manifestavano pacificamente.
Il presidente brasiliano Lula, nel 2003, per far fronte all’emergenza “squadroni della morte”, ha chiesto l’intervento di un inviato dell’Onu, scontrandosi con la Corte Suprema Locale, che ha poco gradito l’ingerenza dell’Onu, adducendo il fatto che il Brasile vedrebbe in questo un’intromissione che ridurrebbe la propria sovranità nazionale. La situazione è davvero complessa. Come ha constatato l’inviata dell’Onu si tratterebbe di incriminare i "tutori della legge", stipendiati dallo stato, che godono di forti appoggi a livello locale, spesso legati a criminali potenti.
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giovedì 11 marzo 2010

Bastardi!


Siamo nel luglio del 2007, un gatto decapitato viene fatto ritrovare sotto l’abitazione di un uomo di 76 anni residente nel centro di Bari.
La colpa dell'anziano è quella di amare gli animali e di nutrirli.
Ammazzare e decapitare un gatto per mandare un segnale a un vecchio che magari non ha altri affetti che qualche gatto randagio è una vergogna; ma ancora più vergognoso è che gente come voi sia venuta al mondo.
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mercoledì 10 marzo 2010

Cina? Corea? No... Svizzera!


La Svizzera è l’unica nazione del mondo occidentale a consentire il consumo di carne di cane e di gatto. In alcuni cantoni, come San Gallo e Appenzello, è ancora una triste abitudine. In altri cantoni, tra cui il Ticino, si mangia carne di gatto.
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lunedì 8 marzo 2010

Gli omicidi di Ferrazzano

Valentina Maiorano
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Nel dicembre 2004, Izzo ottenne la semilibertà dal carcere di Campobasso per andare a lavorare in una cooperativa. Il 28 aprile, uccise Maria Carmela e Valentina Maiorano, rispettivamente moglie e figlia di Giovanni Maiorano, conosciuto in carcere. Le trovarono seppellite in giardino sotterrate tra terra e calce, tecnica per accelerare il processo di decomposizione, sotto 50 cm di terra, avvolti in sacchetti di plastica con mani e piedi bloccati da manette. La ragazzina era nuda.
L'omicidio scatenò durissime polemiche sulla presunta "leggerezza" con la quale Izzo usufruì di permessi premio durante la sua permanenza in carcere.
Izzo fu condannato nuovamente all'ergastolo, con sentenza confermata nei due successivi gradi di giudizio.
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La storia
Perchè Angelo Izzo uccide Maria Carmela Maiorano e sua figlia Valentina di appena 14 anni?
Per 40.000 euro.
Il doppio barbaro e agghiacciante delitto di Angelo Izzo racconta il lento e premeditato irretimento di una donna sola, il cui unico scopo - dopo una vita fallita - era quello di assicurare un futuro economico, alla propria bambina. Per i soldi che dovevano garantire quel futuro - 40.000 euro, una piccola eredità - Angelo Izzo ha ucciso strangolando prima l'una e poi l'altra - in un feroce rituale durato almeno mezz'ora - con la complicità e l'aiuto materiale di Luca Palaia, il suo amante. All'origine di tutto c'è l'amicizia tra due ergastolani: quella tra Izzo e Giovanni Maiorano. Si conoscono nel carcere di Campobasso. Stringono rapporti più stretti nel penitenziario di Palermo. Quando Izzo torna nel capoluogo molisano, e gode della semilibertà, l'amico, da Palermo, gli affida la protezione della moglie, Maria Carmela, e della figlia Valentina.
Sono due anime in pena, loro. Hanno appena di che sopravvivere. Ma possiedono un loro piccolo patrimonio: un terreno agricolo che di recente, la donna è riuscita a vendere per 40.000 euro. Che fare di quei soldi? Come investirli? E a chi rivolgersi, per un consiglio, se non all'amico Izzo?
Lui, l'affabulatore, quello che declama i classici e scrive libri, che riesce a circuire gli psicologi e chiunque gli ruoti intorno, fa vita comoda a Campobasso. Nelle sue frequentazioni della cooperativa "Città futura" si è fatta una propria corte di ammiratori: Luca Palaia, appunto, 21 anni, e Guido Palladino, un altro squinternato. Insieme bruciano soldi in cene e festini durante i quali - ha raccontato una prostituta di Campobasso - partecipavano ragazzi rimorchiati al Fortino dei Cannoni, i giardini pubblici. Le prestazioni erano per loro, Izzo e Palaia guardavano. Soldi dunque ne giravano, ma, forse, rateizzati e non sufficienti per tentare una fuga. Ecco, però, il miraggio dei 40.000 euro dell'eredità.
Quando Izzo raccoglie le confidenze di Maria Carmela, sembra si vanti di possedere già una decina di pizzerie sparse in tutta Italia. Perché non aprirne un'altra a metà. Lei avrebbe messo quei soldi, lui altrettanti. Vada, allora, per la pizzeria a Benevento. Maria Carmela però è titubante. Non sa chi dovrà fare la prima mossa e mettere fuori il denaro. Izzo la pressa. Tenta di capire dove la donna nasconde il gruzzolo. Quattro giorni prima dell'omicidio la porta della casa viene forzata: chi mai può aver tentato un furto in un'abitazione di poveri? Contemporaneamente ci sono i i preparativi della fuga, la pistola, i documenti falsi, l'eventuale rapina da compiere sulla via della libertà. Giovedì 28 aprile è l'ultima volta che Maria Carmela e Valentina vengono viste vive in paese, con una valigia in mano, alla fermata dell'autobus per Campobasso. Hanno ricevuto lo sfratto. Vanno ad abitare in una nuova casa offerta dall'amico Izzo.
Poi, il buio e l'orrore.
Due le ipotesi degli inquirenti:
- Izzo era riuscito ad avere quei 40.000 euro e voleva far sparire le vittime del suo raggiro.
- Izzo intendeva torchiare a fondo la donna e la sua bambina, per sapere dove fosse nascosto il denaro, e poi ucciderle. In ambedue i casi (l'acquisto della calce e delle manette) tutto era già stato stabilito.
E orrore si aggiunge all'orrore, sembrerebbe infatti che la piccola Valentina sarebbe stata spogliata, minacciata di violenza carnale, seviziata e uccisa sotto gli occhi della madre nell'estremo tentativo di farla parlare.
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Il massacro del Circeo


Il massacro del Circeo è un fatto di cronaca nera avvenuto sul litorale romano, nella zona del Circeo, il 29 settembre 1975.
Donatella Colasanti di 17 anni e Rosaria Lopez di 19 anni, due amiche provenienti da famiglie di modesta condizione sociale, residenti in una zona popolare della capitale, furono invitate ad una festa da Giovanni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira nella villa di quest'ultimo ubicata sul promontorio del Circeo, in zona "Punta Rossa", nel comune di San Felice Circeo.
Le due ragazze avevano conosciuto Guido ed Izzo pochi giorni prima frequentando entrambi il bar del famoso Fungo all'EUR, accogliendoli con simpatia dato il loro habitus garbato ed il comportamento irreprensibile.
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Il passato dei tre
Andrea Ghira, 22 anni, figlio di un noto e stimato imprenditore edile, grande ammiratore del capo del Clan dei marsigliesi, Jacques Berenguer, nel 1973 fu condannato per una rapina a mano armata compiuta insieme a Angelo Izzo e per questo scontò venti mesi nel carcere di Rebibbia. Izzo, studente di medicina, insieme a un paio di amici, nel 1974 aveva violentato due ragazzine ed era stato condannato a soli due anni e mezzo di reclusione, che comunque non scontò nemmeno in parte, essendogli stata concessa la sospensione condizionale della pena. Giovanni "Gianni" Guido, 19enne studente di architettura, anch'egli proveniente da un ambiente agiato, era l'unico incensurato dei tre.
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I fatti
Una volta giunte a destinazione intorno alle sei e venti di sera tutto si trasformò in un incubo.
Per più di un giorno ed una notte le due ragazze furono violentate, seviziate e massacrate. I tre esternarono un odio sia misogino che di censo, con tanto di recriminazioni ideologiche contro le donne ed il ceto meno abbiente, a due malcapitate mai interessatesi di politica. Guido ritornava a Roma per non mancare la cena con i propri familiari per poi ripartire per il Circeo e riunirsi ai suoi amici aguzzini. Entrambe vennero drogate. Rosaria Lopez fu portata nel bagno di sopra della villa, picchiata ed annegata nella vasca da bagno. Dopo tentarono di strangolare con una cintura la Colasanti e la colpirono selvaggiamente. In un momento di disattenzione dei due aguzzini, Donatella riuscì a raggiungere un telefono e cercò di chiedere aiuto ma fu scoperta e colpita con una spranga di ferro. Credendole entrambe morte i tre le rinchiusero nel bagagliaio di una Fiat 127 bianca intestata al padre di Gianni Guido, Raffaele. Dopo esser arrivati vicino a casa di Guido decisero di andare a cenare in un ristorante. Lasciarono la Fiat 127 con le due ragazze in via Pola, nel quartiere "Trieste". Donatella Colasanti, sopravvissuta per miracolo e in preda a choc, approfittò dell'assenza dei ragazzi per richiamare l'attenzione venendo udita da un metronotte.
Izzo e Guido furono arrestati entro poche ore (è nota una foto d'archivio in cui Izzo esibisce spavaldamente le manette ai polsi, sorridendo), Ghira, grazie a una soffiata, non sarà mai catturato. La Colasanti fu ricoverata in ospedale con ferite gravi e frattura del naso, guaribili in più di trenta giorni, e gravissimi danni psicologici, di natura irreversibile.
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Angelo Izzo - Donatella Papi - felici matrimoni


Angelo Izzo, condannato due volte all’ergastolo per efferati delitti, sposerà il 10 marzo a Velletri, dove è recluso, la giornalista Donatella Papi. Izzo, che seviziò e uccise Rosaria Lopez e ridusse in fin di vita Donatella Colasanti (la strage del Circeo), ammazzò nuovamente due donne (madre e figlia) durante il regime di semilibertà a Campobasso nel 2005.
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Contenta lei... (ma che schifo di donna!)
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lunedì 22 febbraio 2010

homo homini lupus


Ragazzini siciliani - Impiccano un cane per divertimento e si filmano al cellulare
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martedì 2 febbraio 2010

lobotomia


Tipo di intervento chirurgico messo a punto nel 1935 dal neurologo portoghese Antonio Egas Moniz, al ritorno di un suo viaggio in America, dove era venuto a conoscenza che alcuni chirurghi riuscivano a far smettere agli scimpanzè di saltare continuamente nelle gabbie mediante la recisione delle fibre nervose dei lobi frontali. Moniz pensò di applicare la stessa tecnica ai pazienti del manicomio di Lisbona, in cui operava.
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I risultati furono considerati dai medici e persino da molti familiari dei ricoverati un grande successo: i pazienti diventavano improvvisamente tranquilli, non gridavano più nelle corsie, non disturbavano, e soprattutto non erano più pericolosi.
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Tale tecnica oggi non viene più utilizzata perché riduce i soggetti a uno stato quasi vegetale. Ma per anni essa fu praticata con notevole frequenza in Europa su coloro che erano rinchiusi in manicomio. Moniz vinse addirittura il premio Nobel, nel 1949, per questa sua invenzione. La lobotomia approdò successivamente negli USA, dove medici di pochi scrupoli cominciarono ad applicarla anche a persone sostanzialmente normali, magari solo un po’ iperattive o socialmente devianti.
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Tra questi si distinse un certo Walter Freeman, un neurologo della George Washington University, che perfezionò la tecnica di Moriz, utilizzando uno scalpello con cui praticava un’incisione poco sopra gli occhi del paziente, mentre questi era sottoposto a scosse elettriche a fini anestetici. Si calcola che gli interventi eseguiti da Freeman con questa tecnica siano stati migliaia. I pazienti non erano soltanto malati mentali, ma criminali o anche persone che presentavano semplici disturbi comportamentali.
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Un caso famoso di persone sottoposte a lobotomia è quello di Rosemary Kennedy, sorella di John Kennedy e di Bob Kennedy. Rosemary era una ragazza molto vivace, con un lieve ritardo mentale che le causava qualche difficoltà a scuola. La sua condotta sessuale, giudicata un po’ troppo libera e disinvolta per quei tempi, preoccupava il padre, Joseph Kennedy, il quale temeva ripercussioni negative per la carriera politica che intendeva far intraprendere ai figli maschi. Per questo motivo, nel 1941, all’insaputa della moglie, egli decise, di far sottoporre la ragazza a lobotomia. L’operazione riuscì perfettamente, nel senso che Rosemary, da quel giorno, perse ogni capacità di agire in maniera autonoma (e di dare preoccupazioni al padre). Venne rinchiusa in un istituto per disabili mentali, dove rimase praticamente fino alla morte, avvenuta all’età di 86 anni.
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La lobotomia, comunque, non portò fortuna ai suoi più entusiasti sostenitori, Moniz e Freeman. Il primo venne colpito, mentre lavorava nel suo ufficio, da una fucilata sparata da un suo paziente; Moniz sopravvisse, ma rimase parzialmente paralizzato. Al secondo venne revocata la licenza di operare dopo la morte di una paziente, colpita troppo pesantemente col famigerato scalpello. L’orrore di questa pratica venne portato a conoscenza del grande pubblico da Tennessee Williams, che scrisse un pezzo teatrale sull’argomento, dal titolo Improvvisamente l’estate scorsa. Successivamente Ken Kesey vinse il premio Pulitzer con Qualcuno volò sul nido del cuculo che fu portato sullo schermo, con grande successo di critica, nel 1975.
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lunedì 18 gennaio 2010

il dramma dei poveri


La tristezza nella tristezza.
Manca tutto ad Haiti, tranne i cadaveri: 200 mila morti.
Nella foto uno sciacallo sorpreso a rubare tra le macerie viene legato, trascinato e ucciso.
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mercoledì 13 gennaio 2010

homo homini lupus: il Congo


E’ uno dei Paesi più ricchi eppure i suoi abitanti sono fra i più poveri del pianeta: prima sotto il dominio personale di Leopoldo 2° re dei Belgi che detiene il Congo come proprietà privata e che lo sfrutta all'inverosimile causando la morte per sfruttamento e esecuzioni di massa a sfondo raziale di quasi 20 milioni di persone; in seguito sotto il Belgio, infine «indipendente», il Congo viene sempre saccheggiato.
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Nel 1950 su 14 milioni di persone solo 1500 persone sono qualificate «evolute» dai belgi.
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Nel ‘58 inizia la lotta contro i colonizzatori; uno dei suoi leader è il giovane Patrice Lumumba.
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Il 30 giugno ‘60 re Baldovino dichiara l’indipendenza. Dura solo 20 giorni: scatta una secessione [telecomandata da compagnie minerarie belghe e statunitensi] in Katanga, poi è guerra civile.
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Il 17 gennaio 1961 il primo ministro Lumumba è assassinato dai ribelli. E il 18 settembre il segretario delle Nazioni Unite Dag Hammarskjold cade con l’aereo che lo porta in Congo, a una trattativa di pace. Unico “capo” dell’Onu morto “in missione” eppure anche lui viene subito dimenticato nell’amnesia collettiva che coinvolge chiunque abbia a che fare con il Congo: solo nel 1992 un’indagine conclude che quell’aereo fu sabotato, probabilmente da agenti inglesi e statunitensi, per conto di industriali belgi.
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Nel 1965 il caos si coagula nel golpe di Mobutu Sese Seku: inizia una clepto-crazia lunga 32 anni, che rende grandi servigi a Belgio, Francia e Usa mentre impoverisce i congolesi. Il dittatore regala al suo popolo un po’ di demagogia [il nuovo nome Zaire, gli abiti tradizionali o l’organizzazione, nel ‘74, dello storico incontro di boxe fra Gorge Foreman e Mohamed Alì] mentre le rivolte vengono represse nel sangue. La stragrande maggioranza del giornalismo mondiale si distrae: di Congo si parla solo a proposito del virus Ebola.
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Ancora nel ’91 il tiranno si salva dalla rabbia popolare con vaghe promesse e alimentando odi “etnici”: 20 mila morti e 200 mila sfollati ma purtroppo è solo l’inizio.
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Nel 1993 e ‘94 nei vicini Burundi e Ruanda (nota 5) esplodono i massacri fra etnie hutu e tutsi: due milioni di profughi finiscono in Congo, combustibile per nuove tragedie. Nel ’96 la rivolta dei «banyamulenge» [di lontana origine tutsi ruandese] e poi l’offensiva delle truppe di Laurent Désiré Kabila precipitano il Congo nel sangue: nel ’97 già si contano un milione di morti e tre di profughi ma il mondo è sempre distratto. Delitti poco interessanti.
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Il 16 maggio ’97, Mobutu crolla. L’uomo forte, appoggiato dagli Usa, è Kabila che però scontenta i suoi alleati. Nell’agosto 1998 scoppia la seconda guerra del Congo che si allarga a mezzo continente. Gli accordi di pace non danno esito. Il Paese è in pezzi: intere zone sotto il controllo di ribelli, mercenari o banditi. Fra agosto ’98 e maggio 2000 si contano un milione e 700 mila morti.
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I rapporti di Amnesty International calcolano in 16 milioni i congolesi vittime di violazioni dei diritti umani, privati di alimenti e farmaci.
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Nel novembre ’99 inizia la missione di pace [Monuc]: una sfida immensa con 15 mila «caschi blu»e costi oltre il miliardo di dollari.
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I nomi di chi arma «i signori della guerra» sono noti: accanto, ancora una volta, alla belga Union Miniére ecco l’anglo-americana Corporation di Nicky Oppenheimer, la svizzera Swipco, la francese Filma, la britannica Lonhro [attraverso una filiale in Ghana], l’australiana Bhp, due società canadesi, una cinese… Si possono trovare in un rapporto del 2000 dell’Ogt [Osservatorio governabilità-trasparenza] congolese ma persino in due indagini delle Nazioni Unite che però non hanno destato l’interesse dei grandi mass media.
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La prima disgrazia del “povero” Congo è la geologia. Diamanti, cobalto [primo al mondo], rame [sesto], zinco [ottavo], oro, manganese, uranio, catrame minerale e ancora petrolio, carbone, stagno, niobio, piombo, nichel. E coltan, materiale fondamentale per far funzionare cellulari e playstation. Terre vulcaniche fertilissime. Immense foreste, seconde solo all’Amazzonia, più enormi potenzialità agricole, per ora pochissimo sfruttate. Un Paese stra-ricco che resta al 167° posto nelle classifiche sullo sviluppo umano: persino il reddito pro-capite [di per sé ingannevole] colloca la popolazione molto sotto «la soglia della povertà».
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Possiamo ancora allegare solo al nazismo la parola genocidio?
Sapete che in Belgio Leopoldo 2° è un eroe civilizzatore e i libri di storia non parlano di queste cose?
Chi controlla il mondo se non le potentissime compagnie economiche americane e europee... di cui non si sente parlare mai... ma che sono così forti da far passare sotto silenzio l'omicidio di un segretario dell'Onu e un genocidio lungo 60 anni.
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