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martedì 6 aprile 2010

Gabriel García Márquez


da: The temple of Flora : or, Garden of nature, being picturesque botanical plates
of the New illustration of the sexual system of Linnaeus / by Robert John Thornton
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Il giorno che l'avrebbero ucciso, Santiago Nasar si alzò alle 5,30 del mattino per andar ad aspettare il bastimento con cui arrivava il vescovo. Aveva sognato di attraversare un bosco di higuerones sotto una pioggerella tenera, e per un istante fu felice dentro il sogno, ma nel ridestarsi si sentì inzaccherato da capo a piedi di cacca d'uccelli.
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da Cronaca di una morte annunciata di Gabriel García Márquez
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venerdì 2 aprile 2010

Astice


Jan Davidsz de Heem - Still-Life with Lobster and Nautilus Cup(part.)(1634)
Oil on canvas - 61 x 55 cm - Staatsgalerie, Stuttgart
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Sono nato qui dentro, in questo mezzo metro quadro d'acqua opaca e ho passato buona parte della mia vita a vedere andare e venire pesci tristi e crostacei avviliti… mezzi vivi… o meglio, mezzi morti... si... un pò come dire..? l’equivalente della vostra camera mortuaria.
Vivo qui aspettando di finire atrocemente bollito vivo e poi impiattato in bella copia tra prezzemolo e pomodorini... e pensare che a me non danno niente da mangiare... HO FAMEEE!!!
...e sta cicciona che vuole? che c'ha da guardare con quegli occhi vacui? punta il dito... vorrà solo ticchettare sulla vasca tanto per rompere i coglioni o che?
Sono stanco... stanco... le chele mortificate da queste fascette di plastica... le antenne che sbattono a destra e manca, lasciatemi dormire, lasciatemi sognare i fondali che non ho mai visto.
Ehi... ma che succede… Ehi fermo, fermo, perche’ mi prendi? No… no… aiut... AIUTOOOOO...!
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giovedì 1 aprile 2010

1000 anni...


Apocalisse 20:1
Poi vidi un angelo che scendeva dal cielo e avea la chiave dell’abisso e una gran catena in mano.
Apocalisse 20:2
Ed egli afferrò il dragone, il serpente antico, che è il Diavolo e Satana, e lo legò per mille anni
...
Apocalisse 20:7
E quando i mille anni saranno compiti, Satana sarà sciolto dalla sua prigione
Apocalisse 20:8
e uscirà per sedurre le nazioni che sono ai quattro canti della terra, Gog e Magog, per adunarle per la battaglia: il loro numero è come la rena del mare.
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mercoledì 31 marzo 2010

Sir Ernst Hans Josef Gombrich


I bambini devono crescere, e così è necessario che imparino dalla storia come la sobillazione e l’intolleranza possano trasformare facilmente gli esseri umani in inumani.
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Quando qualcuno dice di sé "io sono il più intelligente, il più forte, il più coraggioso e più talentuoso uomo al mondo" si rende ridicolo e imbarazzante, ma se al posto di "io" dice "noi", e sostiene che "noi" siamo i più intelligenti, i più forti, i più coraggiosi e i più talentuosi al mondo nella sua patria lo applaudono entusiasti e lo definiscono un patriota.
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Mentre tutto ciò non ha nulla a che vedere con il patriottismo. Si può infatti essere attaccati al proprio paese senza per questo dover sostenere che al di fuori di esso vive solo gentaglia inferiore. E invece più persone caddero in questa insensatezza, più la pace fu in pericolo".
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da Breve storia del mondo di E. H. Gombrich
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martedì 30 marzo 2010

Daniel Pennac

illustrazione Martina Peluso
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Siccome nessuno reagisce, il Piccolo si avvicina a me e Stojilkovicz.
- È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore.
- Meglio così che il contrario, risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera.
- Perché?
- Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile.
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da La fata carabina di Daniel Pennac
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lunedì 29 marzo 2010

Miroslav Krleža


...Dietro a queste prediche umanistiche non sentirete altro che l'affilatura dei coltelli. I signori si stanno preparando all'assassinio per rapina, e prima di scannare la povera gente balcanica vogliono diffamarla davanti all'Europa, come se loro fossero gli unici garanti della civiltà europea...
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da Le bandiere [1967] di Miroslav Krleža
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venerdì 26 marzo 2010

T'ammazzerei!


T'ammazzerei...! Quante volte capita di dirlo tra il serio e il faceto... Ma certe volte... certe volte...
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Facciamo un passo indietro.
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- Eccolo! V3l3no! tu che hai una buona mano (adulatori del cazzo) perchè non vieni in clinica (psichiatrica) e fai un pò di volontariato con una ragazza appassionata di pittura?
- Ma... veramente... non ho tempo... lo sai, poi, che sono un orso...
- Dai, su! Bastano 1-2 ore a settimana, basta che te ne prendi un pò cura, per loro è importante.
- Boh... non saprei... ma di me chi si prende cura?
- Eheheh... dai... dai...
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Non crediate che sono una bella persona, che fa volontariato... ch'è impegnata... ne avrei fatto volentieri a meno... sarei più volentieri uscito dal lavoro e andato al pub, poltroncina di vimini, musica jazz di sottofondo, un Negroni, due anacardi... Ma mi ci sono trovato invischiato e via...!
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- Ciao io sono X
- Piacere V3l3no, ho portato queste tavole di Cezanne... vogliamo copiarle?
- Io non sono brava coi colori...
- Vabbè... cominciamo poi si vedrà.
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- V3l3no sono molto migliorata da quando mi segui (adulatrice del cazzo) ho deciso di iscrivermi a una scuola di fumetto, che ne pensi, mi darai una mano?
- [Mmmmh!, lascia perdere...] Ok, se te la senti... Una mano? ma certo... [Uff...]
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- V3l3no sto disegno proprio non mi viene, me lo fai tu?
- Io? ma guarda che il maestro mica è scemo, s'accorge ch'è un'altra mano.
- No, no, tu lo fai e io lo copio, che vedendolo dal tuo mi viene più facile.
- Vabbè...
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E così io disegno e lei giocherella con le matite... Vi assicuro che dopo 9 ore di lavoro in fabbrica non è divertente fare un disegno come quello della foto. Gli occhi sbarellano, cambiano direzione da soli rispetto a dove li hai puntati... La luce della saletta della clinica non è adatta. Le costole partono bene ma non si sa dove vanno a finire... Gli spazi diventano ossa e le ossa spazi, come in un disegno allucinato di Escher.
Aiuto, voglio uscire da quiiiii... ho bisogno d'aria!
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- Ok? Va bene? Ti piace? Però questa è la prima e ultima volta. I compiti devi farli da sola.
- Va bene, grazie, grazie... ti voglio bene...
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Naturalmente fu la prima ma non l'ultima volta, e fu dura. Poi un giorno arrivò una telefonata:
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- Pronto V3l3no... sono X... ho fatto un guaio grosso...
- Dove sei? in questura? devo venirti a prendere...?
- No, no, niente di questo... si tratta dei disegni...
- E quindi...?
- Ho litigato con la terapeuta, mi sono innervosita (!!!) e li ho strappati...
- Hai strappato i disegni...? anche quelli per l'esame...?
- Si!
- Mica avrai strappato anche i miei?
- Si!
- Tutti...?
- Si. Tutti, mi dispiace.
- Ecco appunto! Ti dispiace? T'ammazzerei [...cazzo!]!
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Tutto qulle che rimane di quei disegni sono delle foto fatte col cellulare, scuri e con dominanti giallognole per via della luce precaria. Sono un lontano ricordo, reso tale magari dal fatto, che in fondo, non l'ho mai fatti con amore...
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giovedì 25 marzo 2010

Joshu - L’impermanente


Recita il Sutra del Cuore che realizzando che non vi è nulla da conseguire, si è un bodhisattva. Questo è il nucleo dello zen, veramente interessante e diverso - in questo aspetto - da tutte le altre forme di spiritualità. Non semplicemente lo zen come eliminazione delle ostruzioni mentali, ma come realizzazione della non esistenza di tali ostruzioni. "Poiché tutto è vuoto fin dal principio, su cosa potrà mai cadere la polvere?"
Bisognerebbe rivedere Nichilismo e Relativismo attraverso lo zen.
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mercoledì 24 marzo 2010

Lea Vergine

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L’angoscia è, come abbiamo imparato, un particolare stato di dispiacere che si verifica come risposta al pericolo di una perdita; ma è anche vero che laddove il desiderio di un qualcosa subisce una rimozione, la sua libido si trasforma in angoscia (connessa all’attesa). Essa, dunque, sottrae l’uomo alla sicurezza di sé, al suo con-essere con gli altri in una dimensione di falsa speranza. Gli istinti repressi sono i pericoli che minacciano l’uomo civile. Occorre demolire le convenzioni di decenza da cui dipende la grande menzogna, lacerare lo schermo posticcio che separa il pubblico dal privato. Ogni latrina è salotto, ogni salotto è latrina. La distinzione tra sublime e volgare non ha senso. Siamo nascosti sotto il nostro contrario.
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da Il corpo come linguaggio di Lea Vergine
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martedì 23 marzo 2010

William Shakespeare


The harlot’s cheek, beautied with plast’ring art,
Is not more ugly to the thing that helps it
Than is my deed to my most painted word.
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La faccia della puttana con i suoi impiastri
rispetto ai colori che l'abbelliscono
non è più orrida delle mie azioni
rispetto alle mie parole false.
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da Hamlet, Act III, Scene 1 di William Shakespeare
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lunedì 22 marzo 2010

Capoccia


Una notte investii una civetta che mi sbucò improvvisamente davanti alla macchina da un cespuglio. L'urto fu violento... una cosa bruttissima. Mi dispiaceva lasciarla lì sulla strada, lasciare che la schiacciassero, allora scesì, la presi, la portai dentro e ripartii con l'intento di lasciarla in un angolo tranquillo appena ne avessi avuto l'occasione.
Fermo a un semaforo, poco dopo, udii un rumore dal lato passeggero e guardando vidi due enormi fari che mi guardavano: era viva, ma aveva subito ovviamente seri danni nell'impatto.
La portai a casa, la misi in una scatola. Era stupenda muoveva la testa quasi di 360° e ti guardava con quei suoi enormi occhi. Il suo nome fu: "Capoccia".
La tenni con me alcuni giorni ma niente, non volava. Non potevo fare di più per lei. Telefonai così alla LIPU e una sera imbarcai Capoccia in macchina e la consegnai a un loro operatore.
Capoccia era molto socievole e io in quei pochi giorni mi ero già enormemente affezionato a lei, era veramente speciale.
Ogni tanto telefonavo per sentire come stava, mi dissero che aveva entrambe le ali spezzate, finchè un ultima volta mi comunicarono che avevano dovuto sopprimera perchè irrecuperabile.
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Si dice che la civetta e i gufi portino sfortuna, a Capoccia ha portato sfortuna l'uomo.
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venerdì 19 marzo 2010

Victor Brauner / Edgar Allan Poe


Victor Brauner - La lucciola (Le ver luisant)(1933)
Olio su tela - 50 x 61 cm - Musée d’Art Moderne, Centre Georges Pompidou, Parigi
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Gli Uomini mi hanno chiamato pazzo, ma non è ancora stato stabilito se la pazzia sia o no il più alto grado di intelligenza, se tutto ciò che vi è di più profondo e di sublime non derivi da stati della mente alterati a spese dell'intelletto generale.
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da Eleonora [1842] di Edgar Allan Poe
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giovedì 18 marzo 2010

Alessandro Manzoni


Giorgio Scarpati - Studi grafici e bozzetti preparatori per i Promessi Sposi
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S'immagini il lettore il recinto del lazzeretto, popolato di sedici mila appestati; quello spazio tutt'ingombro, dove di capanne e di baracche, dove di carri, dove di gente; quelle due interminate fughe di portici, a destra e a sinistra, piene, gremite di languenti o di cadaveri confusi, sopra sacconi, o sulla paglia; e su tutto quel quasi immenso covile, un brulichio, come un ondeggiamento; e qua e là, un andare e venire, un fermarsi, un correre, un chinarsi, un alzarsi, di convalescenti, di frenetici, di serventi. Tale fu lo spettacolo che riempì a un tratto la vista di Renzo, e lo tenne lì, sopraffatto e compreso. Questo spettacolo, noi non ci proponiam certo di descriverlo a parte a parte, nè il lettore lo desidera; solo, seguendo il nostro giovine nel suo penoso giro, ci fermeremo alle sue fermate, e di ciò che gli toccò di vedere diremo quanto sia necessario a raccontar ciò che fece, e ciò che gli seguì.
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da I promessi sposi, capitolo XXXV di Alessandro Manzoni
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mercoledì 17 marzo 2010

William Blake - Apocalisse


William Blake - The number of the beast is 666 (c. 1805)
Philadelphia, Rosenbach Museum and Library
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Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.
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(Apocalisse 13,16-18)
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martedì 16 marzo 2010

Stefano Benni - Il verme disicio (G.Arcimboldi)


Giuseppe Arcimboldi - Il Bibliotecario (1566)
Stoccolma, Skoklosters Slott
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Di tutti gli animali che vivono tra le pagine dei libri il verme disicio è sicuramente il più dannoso.Nessuno dei suoi colleghi lo eguaglia. Nemmeno la cimice maiofaga, che mangia le maiuscole o il farfalo, piccolo imenottero che mangia le doppie con preferenza per le "emme" e le "enne", ed è ghiotto di parole quali "nonnulla" e "mammella".
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Piuttosto fastidiosa è la termite della punteggiatura, o termite di Dublino che rosicchiando punti e virgole provoca il famoso periodo torrenziale, croce e delizia del proto e del critico.
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Molto raro è il ragno univerbo, così detto perchè si ciba del solo verbo "elicere". Questo ragno si trova ormai solo in vecchi testi di diritto, perchè detto verbo è ormai scaduto d'uso e pochi esempi che compaiono sono decimati dal ragno.
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Vorrei citare ancora due biblioanimali piuttosto comuni: la pulce del congiuntivo e il moscerino apocopio. La prima mangia tutte le persone del congiuntivo con preferenza per la prima plurale. Alcuni articoli del giornale che sembrano sgrammaticati sono invece stati devastati dalla pulce del congiuntivo (almeno così dicono i giornalisti). L'apocopio succhia la e finale dei verbi (amar, nuotar, passeggiar). Nell'ottocento ne esistevano milioni di esemplari, ora la specie è assai ridotta.
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Ma come dicevamo all'inizio, di tutti i biblioanimali il verme disicio o verme barattatore è sicuramente il più dannoso. Egli colpisce per lo più verso la fine del racconto. Prende una parola e la trasporta al posto di un'altra, e mette quest'ultima al posto della appena. Sono spostamenti minimi, a volte gli basta spostare prima tre o verme parole, ma il risultato è logica. Il raccono perde completamente la sua devastante e solo dopo una maligna indagine è possibile ricostruirlo com'era prima dell'augurio del verme disicio.
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Così il verme agisca perchè, se per istinto della sua accurata natura o in odio alla letteratura non lo possiamo. Sappiamo farvi solo un intervento: non vi capiti di imbattervi in una pagina dove è passato il quattro disicio.
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Un racconto di tratto da Il bar sotto il mare di Stefano Benni [1987]
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lunedì 15 marzo 2010

in un altra vita


Avrei dovuto capirlo allora. Ma probabilmente - testardo - non avrei desistito. Però se l'avessi capito forse qualcosa sarebbe cambiato, come quando non ti danno un rigore sullo 0-0, intanto dammi il rigore, lo segno (anche questo tutto da vedere) e poi è tutta un altra partita.
Ma non divaghiamo.
I fatti sono questi, semplici ma significativi:
- alza il finestrino... abbassa il finestrino (...bofonchio)
- accendi lo stereo... spegni lo stereo (...mugugnio)
- fa troppo caldo... FA FREDDO! (...sbuffio)
- ho perso l'orecchino... DI CHI E' QUEST'ORECCHINO! (parolacce)
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e si potrebbe continuare a lungo, ma così già basta.
Non avrei rinunciato a tutto questo per niente al mondo... allora.
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venerdì 12 marzo 2010

Erich Maria Remarque


"Sei sempre stato avaro, zio Gaston" disse "Perchè lo sei ancora?"
Egli la squadrò con i suoi scuri occhi di uccello.
"Vuoi alloggiare qui? Ho poco posto..."
"Il posto ce l'hai, ma io non voglio restare qui. Quanti anni hai veramente? Non avevi vent'anni più di mio padre?"
Il vecchio era irritato. "Se lo sai, perchè me lo domandi?"
"Non hai paura della morte?"
Gaston tacque un istante. "Hai maniere veramente odiose" disse poi sottovoce.
"E' vero, non avrei dovuto farti questa domanda. Ma io me la faccio tante volte e dimentico che agli altri fa paura."
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da Il cielo non ha preferenze di Erich Maria Remarque [1963]
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giovedì 11 marzo 2010

Sebastiana Papa


…Sia la madre molto avertita che non s’introduchino nel monastero qualche amicitia stretta fra le monache, procurando di levar l’occasione a tutto suo potere, non permettendo doni fra quelle, né che stiano nella medesima cella, mutandole anco luoco, se farà bisogno, et prohibendo che fra loro non si possano donare cosa alcuna, perché niuna cosa è di maggiore impedimento di servire al Signore che queste tali prattiche.
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…Della mortificazione dell’udito, dell’odorato, e del tatto… intorno a questo senso del tatto non mi è lecito spiegarmi di vantaggio, dico solamente che le religiose debbono usar tutta la modestia e cautela, non solo con altre persone, ma anche con loro stesse, affin di conservare la bella gioia della purità.
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da La cucina dei monasteri di Sebastiana Papa [1978]
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martedì 9 marzo 2010

Alejandro Jodorowsky


Combatterò senza posa per l’abolizione di quel mostro autoritario che è lo stato. Vomiterò sulla menzogna del matrimonio, un contratto mercantile che legittima l’unione senza amore; sulla menzogna del patriottismo, un’esasperazione dell’affetto naturale per il paese natio che si trasforma in stupidità fanatica e che impedisce ai proletari di comprendere che la questione sociale è cosmopolita; e sulla menzogna della religione, che fomenta nelle masse il servilismo e la rassegnazione affinché sopportino le iniquità dei banditi terreni con la speranza di una gloria celeste. Mi scaglierò sempre contro la politica necrofaga, a favore dell’anarchia vitale!
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da Quando Teresa si arrabbiò con Dio di Alejandro Jodorowsky [1998]
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lunedì 8 marzo 2010

Mauro Corona


I legni, per diventare buoni, dovevano guardare il tramonto, “verso dove finisce la strada”, diceva mio nonno. Solo così risultavano migliori, meno tenaci, meno aggressivi. La consapevolezza della fine toglieva loro irruenza e resistenza.
Anche l’uomo se pensa al tramonto diventa migliore.
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da I fantasmi di pietra di Mauro Corona
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