Visualizzazione post con etichetta dove morte non ha domini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dove morte non ha domini. Mostra tutti i post

giovedì 30 luglio 2009

Dove la morte non ha domini e dove il tempo varca i confini


Fu a quel punto che avvertii una improvvisa sensazione di bagnato, arrivai a pensare di essere venuto senza essermi accorto di nulla. Allungai una mano e sentii come se un elefante fosse venuto al posto mio, ma al tatto lo sperma appariva troppo consistente e per di più vischioso. Non sapevo più che pensare, sollevai il busto e guardai. Il buio impediva di distinguere il liquame sia nell’aspetto che nel colore.
Iniziai a preoccuparmi, “E se fosse stato qualcosa di patologico, mio dio e se era sangueeeee?”
“Ma che succede” dissi allarmato e in tachicardia accendendo la lucina di cortesia.
Gli occhi celesti-rossi-lacrimanti-un-pò-fuori-dalle-orbite erano più eloquenti di qualsiasi spiegazione: mi aveva vomitato sul cazzo.
Cristo… non ci posso pensare…mi aveva vomitato veramente i cocktail sul cazzooooo!
.
Certe volte non so spiegarmi i miei comportamenti; dico solo che continuammo a vederci per un altro po’ di tempo ma da quella prima volta evitai di mettere il mio gioiellino in quella lavatrice fuori fase e presi io l’iniziativa nei suoi confronti… decisamente un'altra classe visto le urla da lupo mannaro che tirava fuori; ma questa è un’altra storia.
4.4
.
.

mercoledì 29 luglio 2009

Dove la morte non ha domini e dove il tempo varca i confini


Lei mi baciava ovunque ma continuava a parlare… come facesse è rimasto un mistero. “Fammi stò cazzo di pompino!” pensavo.
Pompino: cristallino suono del silenzio – Simon e Garfunkel – The sound of silence”.
Il sesso orale fatto bene è fantastico altrimenti è quasi meglio l’alternativa a manovella.
Questo è l’esempio al negativo da riportare nei testi scolastici di fellatio delle scuole medie… superiori...? no, medie.
Quando scese al piano inferiore e iniziò la sua opera si capì subito.
I denti grattavano la superficie del cazzo, non ci metteva entusiasmo e le mancava il ritmo. Non riusciva a mandarlo dentro che per pochi centimetri quando io adoravo vederlo scendere e scomparire misteriosamente nelle cavità esofagee. Anche la bocca non sembrava calda e accogliente, ma come foderata di una… stoffa acrilica.
La cosa andava per le lunghe, ma al contrario del solito quel prolungarsi non era positivo, anzi fastidioso, quasi metteva in dubbio il buon esito dell’operazione.
3.4
.
.

martedì 28 luglio 2009

Dove la morte non ha domini e dove il tempo varca i confini


L’avevo portata in un bar elegante vicino al Pantheon, poltroncine di vimini, mentre Chet Baker e la sua Funny Valentine in sottofondo impostavano i presupposti per la serata.
Bevemmo Tequila Sunrise per evocare romantici tramonti, Daiquiri per trovare l’ispirazione da Hemingway, poi le feci assaggiare il classico Alexander: il cocktail delle donne.
Quando fummo belli stonati le proposi un giretto e partimmo in auto alla volta di angoli remoti. Mi fermai in un posto tranquillo e inaspettatamente lei mi saltò letteralmente addosso… santo whisky!.. ero (alcolicamente) basito.
S’era fatto buio, i tempi erano maturati, a questo punto pensavo e pregavo che quella fosse una di quelle serate a cui ripensi dopo con grande nostalgia quando ti trovi da solo e un po’ disperato ed ero pronto a fissare nella memoria ogni istante.
Aimè, non sarebbe stato così e per eliminare ciò che rimase nella memoria sarei stato disponibile anche per un elettroshock.
2.4
.
.

lunedì 27 luglio 2009

Dove la morte non ha domini e dove il tempo varca i confini


Perché il sesso ci trasporta dove la morte non ha domini e dove il tempo varca i confini, cosi che anche le storie di sesso imperfetto hanno contribuito ad allontanare il senso del nulla.
.
Parlava, parlava… parlava e rideva. Penso che chi ci osservasse da fuori avesse seri dubbi a capire chi dei due era più ebete. La guardavo in quegli splendidi occhi celesti, ogni tanto annuivo ma non ne potevo veramente più. Molto più spesso mi estraniavo da tutto e fissavo sulla sua bocca, unico obiettivo di quella serata. Metterlo in bocca: una vera e propria passione, il massimo. Scoparle era come “Vent’anni dopo” di Dumas, un altro libro rispetto a “I tre moschettieri” un secondo capitolo da affrontare dopo, con calma, in un secondo momento. Lei continuava a parlare e io le osservavo i riflessi delle iridi, peccato che – oltre – dentro – ci fosse il classico neurone-particella-di-sodio dell’acqua Lete.
1.4
.
.