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martedì 12 gennaio 2010

Les Alyscamps - Allee des Sarcophages


Molti sarcofagi sono di tipo greco, con il tetto a doppio spiovente e i 4 angoli rialzati, mentre quelli di tipo romano hanno coperchio piatto. Alcuni recano 3 simboli: un filo a piombo e una livella da muratore, come metafore dell'uguaglianza di tutti gli uomini di fronte alla morte, e una marra, sorta di ascia a protezione del sarcofago contro eventuali ladri.
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Les Alyscamps - Allee des Sarcophages


Dai tempi dei romani fino alla fine del medioevo gli Alyscamps hanno ospitato una delle più famose necropoli d'Occidente. Quando un viaggiatore arrivava ad Arles dalla via Aurelia veniva accompagnato fino all'entrata della città da un lungo corteo di tombe e mausolei le cui iscrizioni richiamavano la sua attenzione. A partire dal rinascimento però i signori di Arles e le autorità cittadine presero l'abitudine di offrire ai signori più illustri uno o più sarcofagi scelti tra i meglio scolpiti. Anche i monaci che custodivano il cimitero, cominciarono a prelevare le pietre tombali per edificare i loro conventi o ornare i loro giardini. Fortunatamente il Museo di Arles e della Provenza Antiche ha potuto salvare alcuni esemplari che riescono a dare un'idea dello splendore degli Alyscamps di quell'epoca.

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giovedì 7 gennaio 2010

venerdì 4 dicembre 2009

Robert Louis Stevenson's tomb


Robert Louis Stevenson's tomb on the summit of Mount Vaea, Western Samoa
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mercoledì 22 luglio 2009

Giorgio Caproni - Stornello

Una delle statue del cimitero monumentale di Staglieno a Genova
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Mia Genova difesa e proprietaria.
Ardesia mia. Arenaria.
Le case così salde nei colori
a fresco in piena aria,
è dalle case tue che invano impara,
sospese nella brezza
salina, una fermezza
la mia vita precaria.
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Genova mia di sasso. Iride. Aria.
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[da Tutte le poesie, Garzanti]
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Genova, città dove Caproni visse da ragazzo, è qui indicata nella sua concretezza, con le sue case solide e colorate che al tempo stesso, "sospese nella brezza", rimandano a un'idea di precarietà. In questa duplice e rapidissima descrizione, esse assumono un valore simbolico: diventano infatti metafora della vita del poeta, fragile e precaria ma sempre rivolta alla ricerca di una certezza che non è facile trovare. La negatività, la fatica di vivere è appena accennata, anche se in modo deciso e preciso ("la mia vita precaria"), e la contraddizione dell'esistenza è risolta in immegini lievi e luminose e da un canto arioso e popolare (al quale lo stesso titolo fa riferimento).
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