giovedì 8 ottobre 2009

I Pietrificatori: Paolo Gorini


Pavese di nascita, ma lodigiano di adozione, Paolo Gorini finì per legarsi visceralmente alla città che poco dopo la scomparsa dello studioso innalzò in suo onore il monumento che ancora oggi si trova davanti all'Ospedale Vecchio e che ancora dona a chi lo osserva lo sguardo severo e ironico insieme dello sperimentatore.Gorini svolse attività di ricerca e divulgazione in campo matematico, geologico e anatomico. In particolare lo scienziato mostrò vivo interesse per la conservazione e il dissolvimento della materia organica (a Lodi costruì anche il primo forno crematorio d'Italia) in un periodo storico decisivo per le sorti del Paese e caratterizzato da un intenso fervore nei confronti dei misteri della vita.Paolo Gorini si rese autore nel 1872 della pietrificazione del grande patriota e cospiratore Giuseppe Mazzini e due anni più tardi dello scrittore Giuseppe Rovani.In questo senso, lo studioso si lega fortemente alle tensioni creative che mossero buona parte della letteratura italiana coeva. La figura e l'opera di Paolo Gorini sembrano infatti intrecciarsi alle prose e ai versi di certa Scapigliatura che, tra lezioni di anatomia e suggestioni baudelairiane, andava sviluppandosi a Milano, come ha sostenuto Alberto Carli.Il museo "Paolo Gorini" ospita oggi quello che resta di una più estesa collezione anatomica che Gorini approntò nell'arco della sua vita: i numerosi preparati esposti testimoniano, a chi sa osservare, che l'intento di Gorini non era quello di un necrofilo, ma la precisa volontà di uno studioso perfettamente inserito in un certo milieu scientifico del secondo Ottocento.La salma di Pasquale Barbieri, preparata nel 1843, riposa ancora incorrotta fra le mura dell'Ospedale Vecchio. Così come i due neonati che Gorini inviò a Milano perché fossero esaminati da una commissione presieduta dell'Accademia di Scienze e Lettere (oggi Istituto Lombardo di Scienze, Lettere e Arti). La collezione goriniana non si deve dunque intendere come un museo dell'orrore, ma come una raccolta scientifica di prima importanza e un bene storico, testimonianza preziosa di una Lodi dispersa nel tempo.La passione e la perseveranza dell'attuale conservatore del Museo, il citato dott. Carli, hanno reso possibile la realizzazione del primo Catalogo del Museo, comprendente una ricca documentazione fotografica e importanti contributi.Nell'archivio Storico di Lodi e presso la Biblioteca Comunale sono inoltre stati recentemente ritrovati alcuni manoscritti inediti di Luigi Rovida, che di Gorini fu amico e medico personale, i quali riportano in un certo dettaglio i metodi del pietrificatore, che glieli confidò negli ultimi anni di vita. Questo interessantissimo ritrovamento ha rilanciato una collaborazione, già avviata in precedenza, tra il Museo Gorini e l'Università di Pavia. Con il patrocinio dell'ASL di Lodi e la partecipazione di una studentessa in chimica, straniera (da Bilbao, in Italia con una borsa di studio Erasmus) è iniziata una serie di esperimenti volti a verificare la riproducibilità dei metodi Goriniani. I primi test, condotti su piccoli pezzi di tessuti animali, si sono rivelati promettenti e verranno presto estesi.
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