lunedì 30 novembre 2009

Marcel Proust e la morte


Nella Recherche la morte è un elemento che separa, che crea dolore e lascia un vuoto. Ma a questo significato della morte, che non è dei più originali, se ne affianca un altro, molto più interessante, che possiamo vedere esemplificato nel caso della morte di Bergotte, lo scrittore.
La sua morte è descritta nel volume "La prigioniera": lo scrittore, che soffre di digestione, si reca a una esposizione d'arte ma mentre osserva i quadri esposti un forte malessere lo porta a morire improvvisamente. Il passo di questa descrizione è interessante perché mostra come, per Proust, la figura dell'uomo e quella dell'artista sono due cose ben distinte: infatti, se l'uomo muore, in maniera anche poco dignitosa, magari per aver digerito male delle patate come nel caso di Bergotte, è pur vero che, al contrario, l'artista rimane in tutta la sua dignità, e continua a vivere in eterno, nella memoria degli uomini che lo hanno amato e nella sua opera.
In altre parole, l'arte è capace di riscattare la vita dell'uomo, e in questo suo significato trova la sua più importante funzione per l'umanità.
«Lo si seppellì, ma durante tutta la notte funebre, dalle vetrine illuminate, i suoi libri, disposti a gruppi di tre, vegliavano come degli angeli dalle ali spiegate e sembravano, per colui che non c'era più, il simbolo della sua resurrezione».
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