
Camille Claudel (Villeneuve-sur Fère, Piccardia 1864 - Parigi 1943). Da bambina manifestò aspirazioni ed attitudini inconcepibili per sua madre e per il suo tempo, scoprendo molto presto la sua vocazione per la scultura. Già a 13 anni comincia a modellare le sue prime figure in argilla. Da ragazza Camille legge molto, attingendo alla biblioteca del padre e, per i suoi tempi, accumula, con la sregolata attività dell’adolescenza e dell’isolamento, una cultura eccezionale. A 19 anni, una bellezza prepotente ed un fascino assoluto che riuscì a sconvolgere la vita di Rodin, maestro e amante, di 43 anni. Camille era una delle più promettenti allieve del Maestro e riuscì a conquistare un posto speciale nella vita di Rodin vivendo con lui anni di passione e di lavoro comune. Nel 1893 la rottura con Rodin che si rifiuta di sposarla. Aveva voluto seguire la sua vocazione d’artista, aveva amato fuori dagli schemi prestabiliti ed ora, a trent’anni, tutto crollava. Contro ogni convenzione e pregiudizio si ritrova sola, delusa, non abbastanza stimata e considerata, come avrebbe voluto essere in rapporto al suo genio. Il profondo rancore verso Rodin le invase il cuore e la mente. Cominciò a soffrire di ossessioni. Era chiaramente il segnale di una grave forma di depressione con manie di persecuzione. Ormai costretta a vivere in ristrettezze economiche si chiuse nel suo atelier, si isolò e visse in povertà tra gatti, ragnatele e marmi. Completò le sue opere e le distrusse a colpi di martello. Vere e proprie “esecuzioni”, come lei stessa le definì. Nel 1911 lo stato di salute di Camille si aggravò e per volontà dei familiari e soprattutto della madre che firmò la carta per farla interdire, venne internata nell’Ospedale psichiatrico di Ville-Evrard. Resterà rinchiusa per trent’anni d’internamento, alternando periodi di lucidità e follia. Nel 1943, all’età di 79 anni, morì. Nessuno, nemmeno il fratello, partecipò al suo funerale.
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