lunedì 11 gennaio 2010

La Chiesa riconosce l'ingiusta condanna



Tomba di Galileo in Santa Croce

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La "riabilitazione" dello scienziato da parte della Chiesa Cattolica si può datare al 1822, 180 anni dopo la sua morte, con la concessione dell'imprimatur all'opera "Elementi di ottica e astronomia" del canonico Settele, che dava come teoria consolidata e del tutto compatibile con la fede cristiana il sistema copernicano. A sugello di tale accettazione, nell'edizione aggiornata dell'Indice del 1846, tutte le opere sul sistema copernicano furono cassate. Tuttavia, papa Giovanni Paolo II auspicò che l'esame del caso Galilei venisse approfondito da «teologi, scienziati e storici, animati da uno spirito di sincera collaborazione, nel leale riconoscimento dei torti, da qualunque parte provengano» per rimuovere «le diffidenze che quel caso tuttora frappone, nella mente di molti, alla fruttuosa concordia tra scienza e fede, tra Chiesa e mondo». Il 3 luglio 1981 fu istituita un'apposita «commissione di studio».
Dopo oltre 11 anni dall'inizio dei lavori e 359 anni dopo la condanna di Galileo, nella relazione finale della commissione di studio datata 31 ottobre 1992, il cardinale Poupard scrive che la condanna del 1633 fu ingiusta, per un'indebita commistione di teologia e cosmologia pseudo-scientifica e arretrata, anche se veniva giustificata dal fatto che Galileo sosteneva una teoria radicalmente rivoluzionaria senza fornire prove scientifiche sufficienti a permettere l'approvazione delle sue tesi da parte della Chiesa.

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E pur si muove!


Justus Sustermans - Portait of Galileo Galilei (1636)
National Maritime Museum, Greenwich, London
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E pur si muove!
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La frase, che molti ritengono pronunciata da Galileo Galilei al tribunale dell'Inquisizione al termine dell'abiura dell'eliocentrismo, in realtà è stata probabilmente "inventata" dal giornalista Giuseppe Baretti, che aveva ricostruito la vicenda per il pubblico inglese in un'antologia pubblicata a Londra nel 1757, Italian Library.
A "muoversi", naturalmente, è la terra, secondo la teoria copernicana che Galilei aveva cercato di verificare sperimentalmente e che aveva difeso nel Dialogo sopra i due massimi sistemi. Ma è molto improbabile che Galilei abbia veramente mormorato la frase davanti al tribunale dell'Inquisizione. Inventando l'aneddoto, Baretti voleva probabilmente difendere la dignità dello scienziato italiano, pure costretto all'atto di abiura. Anche ricorrendo alla minaccia della tortura, il potere non può modificare la coscienza di uno scienziato (e tantomeno le leggi fisiche).
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Joseph-Nicolas Robert-Fleury


Joseph-Nicolas Robert-Fleury - Galileo before the Holy Office (19th century)
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E' forse questo il più noto atto d'abiura che si ricordi, cioè quello sottoscritto il 22 giugno 1633 da Galileo Galilei dinanzi alla Santa Inquisizione.
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Il processo a Galileo Galilei, sostenitore della teoria copernicana sul moto dei corpi celesti in opposizione alla teoria aristotelica-tolemaica sostenuta dalla Chiesa cattolica, iniziò il 12 aprile 1633 e si concluse il 22 giugno 1633 con la sua condanna per eresia e con l'abiura delle sue concezioni astronomiche.
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Io Galileo, fìg.lo del q. Vinc.o Galileo di Fiorenza, dell'età mia d'anni 70, constituto personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Emin.mi e Rev.mi Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l'eretica pravità generali Inquisitori; avendo davanti gl'occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali tocco con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l'aiuto di Dio crederò per l'avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la S.a Cattolica e Apostolica Chiesa.
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guerrilla art: Bansky


Emily Brontë


Più felice sono quando più lontana
porto la mia anima dalla sua dimora d'argilla,
in una notte di vento quando la luna brilla
e l'occhio vaga attraverso mondi di luce.
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Quando mi annullo e niente mi è accanto
nè terra, nè mare, nè cieli tersi
e sono tutta spirito, ampiamente errando
attraverso infinite immensità.
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Che poesia Emily! Il desiderio di allontanarsi dalla vita... di essere soli con la propria spiritualità... di annullarsi e vagare all'infinito...
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ore 12:00 - momento zen


L'aRoma del v3l3no


copertina


ore 10:00 - coffee break


la gente... le persone


Ray Caesar - Silent Whispers
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Da piccolo ti piace credere
di sapere tutto
ma l'ultima cosa che vuoi
è sapere troppo.
Quello che davvero vuoi
e che gli adulti trasformino il mondo
in un luogo sicuro
dove i sogni diventano realtà
e le promesse vengono mantenute
e da piccolo non ti sembra di chiedere troppo.
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Acqua


Terra


Aria


Fuoco


I 4 elementi in pittura



Connaissance de l’astrologie : chap. « Les quatre éléments dans la peinture ».
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Johannes Mylius


Un'immagine da Philosophia reformata (1622) Johannes Mylius ci presenta i quattro stadi o elementi o gradi del lavoro alchemico in rapporto all'ingresso del Sole nei segni cardinali. Il primo stadio comincia in Ariete, il secondo in Cancro e il terzo in Bilancia, mentre il quarto, che comincia nel Capricorno, simboleggia al tempo stesso la putrefazione e la fermentazione.
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Mark Ryden


Mark Ryden - Allegory of the Four Elements (2006)
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Tiziano


Tiziano - Concerto campestre (1509)
Parigi, Museo del Louvre
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Sembrerebbe che la donna alla fonte sia una personificazione dell'Acqua.
Il suonatore di liuto rappresenti il Fuoco.
L'uomo con i capelli scompigliati dal vento simboleggi l'Aria.
La donna di spalle raffigurasse la Terra.
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Fuoco e aria e terra e acqua


Acqua


Terra


Aria


Fuoco


Empedocle


La filosofia di Empedocle si presenta come un tentativo di combinazione sintetica delle dottrine ioniche, pitagoriche, eraclitee e parmenidee. Dalla filosofia ionica e da quella di Eraclito egli accoglie l'idea del divenire, del continuo e incessante mutamento delle cose. Da Parmenide, al contrario, accetta la tesi dell'immutabilità e dell'eternità dell'Essere. Empedocle – e come lui anche gli altri fisici pluralisti – cerca di risolvere questa contraddizione distinguendo la realtà che ci circonda: mutevole, dagli elementi primi, immutabili, che la compongono.
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I quattro elementi
Empedocle chiama tali elementi "radici" (rizòmata), e afferma che sono in tutto quattro, associando ognuno di essi a un particolare dio della mitologia greca, sulla base di concezioni orfiche e misteriche proprie dei riti iniziatici allora in uso presso la Sicilia orientale. I quattro elementi (e i rispettivi dèi associati) dunque sono:
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fuoco (Zeus)
aria (Era)
terra (Edoneo)
acqua (Nesti)
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L'unione di tali radici determina la nascita delle cose e la loro separazione, la morte.
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ricordino!


Da Albuquerque, New Mexico la notizia dello sfortunato errore di un’impresa di pompe funebri che ha restituito il cervello di un’anziana signora defunta alla sua famiglia insieme con gli altri suoi effetti personali. L’organo della donna, morta in un incidente stradale, era stato inserito in un sacchetto insieme con delle altre cianfrusaglie e gli eredi si sono accorti della sua presenza quando “hanno sentito un terribile lezzo” arrivare dall’involucro. I familiari intenderebbero fare causa per danni, ma il caso è complicato dal palleggio di responsabilità tra le diverse imprese che hanno avuto ruoli nella preparazione del cadavere alla sepoltura. (Fonte)
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venerdì 8 gennaio 2010

Arte erotica - Gerda Wegener


Gerda Wegener, è nata nel 1889 (o forse nel 1885) in una famiglia francese emigrata in Danimarca nel XVIII sec.
Dopo aver viaggiato in Italia, Inghilterra e Francia, Gerda nel 1912 si stabilì a Parigi, dove ottenne un notevole successo. Espose proprie opere ai Salon d'Autunno, degli Indipendenti e degli Umoristi. Fu apprezzata collaboratrice di riviste come Vogue, La Vie Parisienne, Fantasio, Rire, La Baïonnette. Rientrata poi in patria, continuò a godere dei successi ottenuti in Francia, esponendo in più occasioni nella galleria Ole Haslunds di Copenaghen.
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Cool (immagini senza dati pescate per caso dal web)


ar-T-ette - Pietro Longhi


Pietro Longhi - Pastorella che si ammira il seno (ca. 1740)
Bassano, Museo Civico
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Nella Pastorella che si ammira il seno, del museo civico di Bassano, collocabile intorno al 1740, la giovane fanciulla confronta un fiore da poco colto con il bocciolo del suo capezzolo, un pretesto iconografico galante che stempera nel frivolo e rammenta altri dipinti della pittura emiliana coeva che trattano lo stesso tema. Un fondale scuro avvolge la scena e fa risaltare il biancore virgineo dell’incarnato dell’ingenua pastorella, felice delle sue forme che vede crescere e maturare orgogliosa giorno dopo giorno.
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Fotografi: Nice Mug


Nice Mug - This Here Giraffe
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Fotografi: Nice Mug


Nice Mug - In Our Talons Bird Girl
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Amo i tattoo


ex - voto


Colore e potenza comunicativa: Roger de la Fresnaye


Roger de la Fresnaye - La malade (inizi '900)
Museo Municipale d'Arte Moderna, Paris
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Roger de La Fresnaye si caratterizza per l’uso del colore, della sua potenza comunicativa, anti impressionista e lirica, e insieme per la ricerca della plasticità nel rigore formale cubista. Questo quadro, intitolato “la malata”, trova la sua forza espressiva proprio nel rosso vivo e intenso del volto acceso, che evoca con vivacità lo stato febbrile. Gli occhi sono appena accennati, in un tratto di matita, così che non c’è espressione del viso; protagonista è la malattia, che prepotentemente copre il volto della donna lasciandola sola e sconosciuta. Anche il corpo giace immobile; rinchiuso in una geometria solida, ha la prospettiva rovesciata alla maniera antica, con il punto di fuga che converge verso l’osservatore. Il valore del rovesciamento prospettico segnala che lo spettatore non è un osservatore casuale, ma è anch’egli protagonista. Ciò che sta accadendo ha senso solo se un altro ne raccoglie la provocazione. Lo sguardo corre al viso, ed un attimo dopo si sposta sulla
mano, che rompe la fissità e la direzione delle linee e sembra quasi muoversi un poco mentre si sostiene, inerte, nell’aria. La malattia richiama all’attenzione e conduce all’interesse per quella donna, che nello sguardo dell’altro riprende consistenza e dignità di protagonista dell’esperienza.
È la stessa dinamica che ha generato e continuerà a generare l’assistenza, richiamata inizialmente come risposta al bisogno di salute, ma subito dilatata ad accogliere un bisogno ben più grande, che è la compagnia alla solitudine dell’altro. Ogni tentativo di separazione dei due temi è destinato a spegnere il rosso del volto senza poterne ravvivare lo sguardo, senza saper
tenere quella mano che resta ad annaspare nel vuoto.
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Edna O’Brien

Charles Bukowski

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Nel corpo,
..................non meno che nel cervello,
.................................................................è racchiusa la storia di una vita.
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Welcome!


Chiamati in causa... Camillo Benso conte di Cavour


Francesco Hayez - Portrait of Camillo Benso di Cavour (1864)
Pinacoteca di Brera, Milano
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Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour, di Isolabella e di Leri, più semplicemente noto come Cavour (Torino, 10 agosto 1810 – Torino, 6 giugno 1861), è stato un politico italiano, protagonista del Risorgimento nella veste di capo del governo del Regno di Sardegna e successivamente in quella di primo Presidente del Consiglio del Regno d'Italia.
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«L'umanità è diretta verso due scopi, l'uno politico, l'altro economico. Nell'ordine politico essa tende a modificare le proprie istituzioni in modo da chiamare un sempre maggior numero di cittadini alla partecipazione al potere politico. Nell'ordine economico essa mira evidentemente al miglioramento delle classi inferiori, ed a un miglior riparto dei prodotti della terra e dei capitali.»
(che tenerezza queste parole alla luce della politica del 2000!)
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da Discorsi parlamentari di Camillo Benso Conte di Cavour
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Chiamati in causa... Gaetano Salvemini


Gaetano Salvemini (Molfetta, 8 settembre 1873 – Sorrento, 6 settembre 1957) è stato uno storico, politico e antifascista italiano.
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Dopo l'avvento di Mussolini al potere (ottobre 1922), Salvemini, che da alcuni anni insegnava all'Università di Firenze, continuò ad opporsi al fascismo trionfante. Nel 1923 tenne a Londra una serie di conferenze sulla politica estera italiana, suscitando le ire del Governo e soprattutto dei fascisti fiorentini. I muri di Firenze furono tappezzati di manifesti recanti un eloquente messaggio: "La scimmia di Molfetta non rientrerà in Italia". Invece Salvemini non soltanto ritornò in patria, ma riprese le sue lezioni all'Università, incurante delle minacce degli studenti fascisti.
Negli anni successivi la sua opposizione al regime mussoliniano diventò sempre più dura. Dopo l'assassinio del deputato Giacomo Matteotti (giugno 1924), aderì al P.S.U., il gruppo politico del leader assassinato, ed organizzò una manifestazione di protesta. Animò il periodico clandestino "Non mollare", fondato con Carlo Rosselli ed Ernesto Rossi, per tener vivi gli ideali della libertà e della democrazia; si adoperò per mantenere una fitta rete di contatti fra gli intellettuali antifascisti in tutta Italia. Mentre gran parte del mondo accademico italiano s'inchinò al regime (nel marzo del 1925 venne pubblicato quel singolare documento intitolato "Manifesto degli intellettuali fascisti"), Salvemini venne arrestato ed imprigionato. Poco dopo fu scarcerato, ma la situazione rimase drammatica. Conscio del grave pericolo che incombeva non solo sulla sua persona, ma anche su coloro che lo sostenevano, scelse la via dell'esilio e passò clandestinamente la frontiera italo-francese.
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Gaetano Salvemini precisò più volte di aver sempre cercato di vivere secondo il precetto «Fa' quello che devi, avvenga quello che può».
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Chiamati in causa... "la rossa di turno"


Michela Vittoria Brambilla (Calolziocorte, 26 ottobre 1967) è una politica e imprenditrice italiana, dal 12 maggio 2008 sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega al turismo nel IV Governo Berlusconi; nominata l'8 maggio 2009 Ministro del Turismo.
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Chiamati in causa... "il venditore di padelle"


Silvio Berlusconi (Milano, 29 settembre 1936) è un politico e imprenditore italiano, detto "il Cavaliere" in ragione dell'onorificenza di cavaliere del Lavoro conferitagli nel 1977. È l'attuale presidente del Consiglio dei Ministri, in carica dall'8 maggio 2008 per il suo quarto mandato.
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Allegre pagine di politica

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E' il dicembre del 2007 quando il rubicondo Calderoli pronuncia queste parole:
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La vera bomba a orologeria è la Padania. Le battaglie per liberare il Nord e ridare dignità e diritti al cittadino padano non possono passare dai venditori di padelle o dalle autoreggenti delle rosse di turno. Purtroppo questa battaglia passerà attraverso il rosso del sangue.
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E' invece il 2006 quando esce Inno Verdano, commento musicale sull'argomento di Caparezza
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Io voglio diventare un verdano avvinazzato,
sputare parlando un italiano stentato.
Io, servitore di uno stato
dove chi non è come me viene discriminato.
Voglio sbandierare commosso
un tricolore senza bianco, né rosso.
Voglio lodare il deputato esaltato,
che vuole l’immigrato umiliato e percosso.
Voglio denigrare le prostitute,
disinfettando i treni dove sono sedute.
Questione di cute
su cui non si discute
sono puro come l’aria, tutta salute.
Voglio giurare fedeltà al senatùr,
voglio vendicare la mia Pearl Harbour.
Roba da fare rivoltare nella tomba
Gaetano Salvemini ed il conte di Cavour.
'Imbraccia il fucil,
prepara il cannòn,
difendi il verdano dai riccioli d'or
Espelli il negròn,
inforca il terròn,
e servi il tuo popolo
con fulgido amor.’
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guerrilla art: Bansky


Eugenio Montale




Accanto ai muri resiste
il brivido vivo del gatto bianco
che s'indugia all'aperto tra l'arduo fogliame
che sfiora la duna e alle tenebre s'impiglia.
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ore 12:00 - venerdì pesce - Ricky Swallow


Ricky Swallow - Killing time (part.)(2003-2004)
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L'aRoma del v3l3no


Chris Scarborough


ore 10:00 - coffee break - Marion Peck



Mike T. Egan


Mike T. Egan - Blood donor (2007)
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Christine Sefolosha


Christine Sefolosha - Crane (2007)
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Christine Sefolosha


Christine Sefolosha - Crane (2007)
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Max Klinger


Max Klinger - Death Urinating (1880)
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